GESU’ DONANTE E DONO!

  Betti Tocco

Oggi Papa Francesco, nella la sua omelia, ci ha voluto mostrare la realtà in cui vive ciascuno di noi, se siamo aperti all’amore di Dio. Il Santo Vangelo ce la spiega con un esempio:

Dio Padre è l’agricoltore, Gesù è la vite e noi siamo i tralci della vite. Che meraviglia…!

Come potrebbe capire la nostra mente limitata la grandezza di questa verità?

Solo una similitudine, tratta dalla nostra esperienza umana, può avvicinarsi in qualche modo a ciò che il Signore permette che viviamo: la reciprocità che esiste tra l’ineffabilità e grandezza dell’amore di Dio e il nostro amore di esseri umani.

Papà Dios ci ha amato tanto da sacrificare Suo Figlio sulla croce santa per salvarci. Da Lui tutto ci viene, a Lui tutto tende.

Ma come? È come mettere vicini un ditale d’acqua con l’insieme di tutti gli oceani e i mari che ricoprono la Terra.

Niente di più facile, se ci pensiamo: il ditale d’acqua, piccolissimo, è contenuto nell’immensità del mare infinito, senza barriere, senza limiti, senza confini. Il piccolo ditale è l’essere umano. Papà Dios lo ha creato piccolo e informe, ma prezioso ai Suoi occhi, per poterlo far crescere e dargli forma attraverso la Grazia.

Papà Dios ci vuole belli ai Suoi occhi, ognuno di noi è una Sua creatura e Lui, il Creatore, Bellezza assoluta, può volere che non siamo belli ai Suoi occhi?

Ecco perché ci ha donato il Figlio Suo, Gesù. Sì, perché Gesù è insieme donante e dono. Gesù, nostro Dio, in comunione con il  Padre e lo Spirito Santo, ci vuole parte dell’oceano del Suo amore, dell’amore della SS Trinità.

È quasi incredibile per noi pensare che il Signore possa volerci così intensamente parte del Suo amore. Che ci voglia IN Sé.

Ma non basta: Lui stesso ci inabita, desidera, con tutte le Sue forze, di stare IN noi. Desidera, non vuole, lasciandoci liberi di scegliere.

Che mistero…

Come possono tutte le acque che ricoprono la Terra stare nel piccolo ditale? Possono! Dio può. Il Suo amore può.

Non solo, ma quelle poche gocce d’acqua possono contribuire a rendere il mare più grande e più bello.

Sembra un assurdo detto così, ma se ripensiamo alla vite e ai suoi tralci, forse diventa semplice da intendere. Papà Dios ha piantato la Vite-Gesù, una vite rigogliosa e ricca di una linfa che dà vita. Noi siamo gli umili e fragili tralci che, ricevendo la linfa dalla vite germogliano e danno un ricco grappolo d’uva con tanti acini. In ogni acino ci sono i semi che, a loro volta, possono far nascere un nuova piantina che produrrà, a sua volta, dei tralci che daranno frutto, in una catena infinita.

Questa immagine ci dice una verità che mi lascia senza fiato: c’è reciprocità nell’amore tra Dio e l’uomo. Non solo, il Signore nostro Dio ha bisogno dell’uomo per compiere il Suo dono d’amore, per arrivare a ciascuno di noi. Ha bisogno del nostro sì. Ha bisogno che siamo i Suoi tralci che danno il frutto della testimonianza del Suo amore perché se ne risvegli uno nuovo per Lui.

Ma come potremmo noi miseri esseri umani partecipare nella nascita di anche un solo nuovo amore per Dio se non ricevessimo da Lui stesso, Spirito Santo, la luce necessaria che ci guida nel cammino che ‘scandalizza’ e che è quindi capace di ‘risvegliare’?

Il Santo Padre ha messo a fuoco questa reciprocità che, non solo non ci inorgoglisce, ma al contrario ci fa capire che tutto ciò che realizziamo di buono viene da quella Linfa vitale che è l’amore di Dio per noi. Ciò ci dice che il frutto che possiamo dare, cioè tutto ciò che di buono facciamo, viene da Gesù e che se ci chiudiamo a questo flusso d’amore e Gli diciamo no, il tralcio, non ricevendo più la Linfa, non dà più frutto e muore, viene potato, si secca e non serve ad altro che a bruciare in un pallido fuocherello.

In conclusione, Dio espande il Suo amore per ciascuno di noi attraverso ciascuno di noi. Reciprocità, grazia e insieme responsabilità.