CONOSCI TE STESSO…”γνῶθι σαυτόν”

da | Dic 3, 2025 | BLOG

CONOSCI TE STESSO…”γνῶθι σαυτόν”

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“Conosci te stesso” è una massima antica incisa sul tempio di Apollo a Delfi, che esorta all’auto-indagine e alla consapevolezza di sé. Il suo significato filosofico, reso celebre da Socrate, implica che la verità e la felicità si trovino all’interno dell’individuo attraverso un profondo esame di sé, dei propri valori, desideri e limiti, un processo di auto-educazione continuo. Questo imperativo invita a porsi domande fondamentali sulla propria identità, scopo e modo di vivere, al fine di migliorare sè stessi e condurre un’esistenza più piena e autentica”.

Questa è la risposta che mi è stata data dall’AI alla mia domanda di che cosa significhi questo antico aforisma. Questo invito pur essendo molto profondo viene ridotto alla stessa stregua di una vuota e pia esortazione.

Eppure, se guardiamo con attenzione senza questa preliminare conquista, l’agire umano diventa un navigare a vista guidato più dall’impulsività e l’istinto che dalla ragione.  Si capisce bene quanti pericoli si possono incontrare quando non conosciamo, non solo la mappa della nostra vita, ma neanche quali siano gli obiettivi. Per quanto concerne: la loro fattibilità, le risorse da mettere in gioco, le difficoltà.

In poche parole, è l’essere umano in prima persona che decide la rotta e senza conoscersi adeguatamente diventa un vascello semiabbandonato a sé stesso, che naviga in balia di un equipaggio disordinato, disarmonico, in perenne conflitto.

Per qualcuno il conoscere sé stesso è solo un optional. In verità è un passaggio obbligato sia per il singolo per la vita personale, che per il suo essere parte di una collettività.

Il rispondere frettolosamente (spesso in forma difensiva), “Io mi conosco” diventa una comoda via di fuga da una delle domande più imbarazzanti si possano ricevere.

Per rendere la risposta piena e matura si deve rispondere a ben tre quesiti esistenziali: “chi ero”, “chi sono” e “chi voglio essere”.

Queste tre domande chiamano in causa la dimensione temporale con cui l’essere umano di ogni epoca deve fare i conti. Più si fa attenta e profonda la riflessione e più si illumina lo scenario della vita disattivando i pericoli e aumentando le certezze, facendo del punto di forza il coraggio della verità.

Prendendo l’avvio del discorso dal “chi ero”, ci accorgiamo che emergeranno alla memoria una miriade di fotogrammi che necessariamente saranno sottoposti al vaglio del nostro giudizio razionale, ma anche morale, mettendo alla prova la sincerità con noi stessi. La tentazione di addolcire, modificare e deformare a proprio uso e consumo la storia ed i suoi significati, è fortissima. Faremo i conti con fotogrammi, veri, fotogrammi deformati, fotogrammi inventati che andranno a costituire un film più vicino alla menzogna che alla verità.

Quando poi, dobbiamo rispondere alla prima domanda “chi ero”, trattandosi di un passato più o meno prossimo, il racconto inevitabilmente inizia viziato dal descriversi convinti di essere ciò che narriamo. E non è così, siamo i primi artefici della truffa che ci riguarda!

Lo stesso è per il “chi sono”. Il “chi sono” riguarda il presente. Come ben sappiamo il presente, pur essendo un frammento di concretezza, in realtà è effimero, dura un istante, diventa subito passato e non si può più modificare. Purtroppo, in questi brevissimi istanti spesso si consumano delle tragedie che diventano irreversibili e rendono drammatico per lungo tempo anche il futuro, come vediamo nelle tristi cronache del nostro tempo.

Per questo motivo, nel continuum della vita, l’immagine di noi oggi non può slegarsi da quanto abbiamo percepito il passato più o meno remoto. Ci sono aspetti del passato che abbiamo rimosso (cancellato dalla memoria) o che vogliamo tenere lontano dalla coscienza. Come per il passato se la narrazione non è completamente veritiera, la tentazione di rappresentarsi meglio di quello che si è fortissima. La verità sul passato e la trasparenza nel presente sono pietre miliari per la nostra esistenza. Per questo nuovamente l’esercizio di fare verità diventa fondamentale per non aggiungere menzogne a menzogne!

Nel momento in cui dobbiamo rispondere all’ultima  domanda, “Chi voglio essere”, il passaggio introspettivo del “chi sono” se è affrontato con piena sincerità e trasparenza è una occasione preziosissima per correggere quegli aspetti negativi in precedenza sottovalutati con troppa disinvoltura, impedendo che diventino una nefasta eredità per il futuro.

Ogni tassello che risponde alla verità è sempre garanzia di rinforzo dell’impalcatura personale a fronte delle sfide della vita. Con la sincerità si rendono più certe le nostre azioni e molto più feconde e autentiche le relazioni con gli altri.

Poiché il “chi voglio essere” si riferisce alla dimensione temporale del futuro, lo scenario è completamente aperto. E’ bellissimo, ma anche molto responsabilizzante, trovarsi davanti un foglio bianco su cui scrivere il nostro avvenire. Poter pianificare il proprio futuro può essere, già in sé stesso un primo momento di rinascita. Si possono aprire cantieri di manutenzione e di rinnovamento della propria persona. Alcuni di questi possono essere migliorativi, altri invece sono indispensabili affinché la nostra vita non si sgretoli sotto i nostri occhi e le nostre mani.

Dopo avere fatto tutto questo a puntino rimane sempre molto imprudente rispondere a chicchessia con il “io mi conosco”, in quanto non è mai pienamente vero.

Aggiungerei in ultimo che il fare tesoro di come gli altri ci vedono è un segno di grande saggezza e può essere una ulteriore elemento di perfezionamento. Per concludere possiamo essere certi che il “cantarsela e suonarsela” è la strada maestra per allontanarsi dal minimo contrattuale del sapere (e affermare) chi siamo!

 

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