Più che mai oggi il dibattito sull’Intelligenza Artificiale si è fatto aspro ed esplicito. Figure di vario tipo si incontrano e si scontrano affermando e sementendo soprattutto le voci allarmanti e/o rassicuranti che ruotano attorno all’evoluzione, che sembra essere senza freni dell’IA.
In questo momento storico osserviamo il paradosso che sono proprio i creatori delle piattaforme AI più potenti e diffuse a gridare l’allarme, (anche con toni catastrofici), che da qui a pochissimi anni l’AI assumerà un potere sull’umano, e anche su sé stessa, difficilmente gestibile. Mi riferisco in particolare ad Amodei il Creatore di Anthropic, a cui da pochi giorni si sono aggiunti Elon Mask con ChatGpt e Sam Altaman con Open AI. Ovviamente anche altri hanno messo le mani sull’IA ma loro sono quelli che in questi giorni sono andati a rinforzare l’allarme lanciato da Amodei.
Di contraltare e proprio in Italia, sono apparse delle figure addette ai lavori che, se non proprio in opposizione al tono di allarme, si sono espresse in una forma più soft in merito al pericolo etico dell’uso dell’IA in questo momento storico. Una di queste è Ritaq Cucchiara che è stata Direttore del Centro Nazionale di Intelligenza Artificiale e Sistemi Intelligenti (AIIS) del Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica, ora Rettrice dell’Università di Modena. A lei si è aggiunto un altro esperto Gianluigi Greco ora Rettore dell’Università della Calabria. È stato Presidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale nel quadriennio 2022-2025, ed è attualmente un componente del Consiglio Direttivo della Società Italiana per l’Etica dell’Intelligenza Artificiale.
Questi sono gli esperti che disputano, anche dandosene di santa ragione, dentro l’agone di fronte ad una platea di spettatori che, in una forma ignorante e bipolare, posso solo aderire alle rassicurazioni o agli allarmismi. Ovviamente del tutto ignari di che cosa si sta parlando se non nella sua accezione ideologica.
E qui viene il punto! A mio avviso gli attori di questo scenario da thriller fantascientifico sono tre: gli agenti (quelli che sono ideatori e conoscitori dei software sottesi alla IA), gli Agenti-Utenti (sono addetti ai lavori e competenti in materia, ma non sono nella plancia di comando delle Software house), e gli Utenti (quelli siamo noi, milioni di persone che subiscono scelte di altri e ne utilizzano il prodotto nella componente più superficiale).
Gli Agenti sono i maggiori sponsor per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in tutti gli ambiti, offrendo il prodotto in primo luogo agli Agenti-Utenti (utilizzatori locali).
Gli Agenti-utenti sono conoscitori dei fondamentali dell’IA e utilizzano il prodotto sapendo le implicazioni del loro uso, compreso quelle etiche. L’esempio più eclatante è l’ambito militare. L’uso dell’IA non è certamente nelle mani di sprovveduti dei Centri di Comando fino ai piloti di droni.
Veniamo ora agli Utenti, ovvero a noi! I fautori dell’intelligenza artificiale oramai appartengono a molteplici settori, da quello della politica, a quello delle amministrazioni (compresa l’Educazione), e persino del Governo.
Parlano di questa materia senza neanche sapere di cosa si tratta aderendo in maniera ideologica all’una o l’altra fazione. In questo momento a livello Europeo l’ago della bilancia propende sull’uso della IA e sull’insegnamento agli Utenti e come usarla.
Qui viene il bello. Che cosa significa e lo chiedo al Ministro Valditara, educare i giovani all’uso consapevole dell’IA? Coloro che oggi la usano lo stanno già facendo da anni, già la usano per migliorare le loro performance scolastiche, talvolta in maniera truffaldina, ma sempre come fruitori. Altre figure nell’ombra mettono le mani sulla loro intelligenza, sensibilità, e visione del mondo. Forse gli utenti potranno migliorare il prodotto finale come un Power Point, un Video o altro, ma non avranno mai la conoscenza di ciò che si muove nella stanza dei bottoni.
Questo ragionamento vale per tutti i campi, si usa lo strumento senza sapere da dove viene per gli obiettivi che vengono affidati che possa essere una valutazione scolastica, una valutazione diagnostica o individuare il nemico da uccidere.
Oggi appare che gli Agenti si nascondono dietro l’alibi che la responsabilità è sempre degli Utenti che avrebbero dovuto essere addestrati all’uso dell’IA. In ciò intravvedo l’ennesimo tentativo torbido di lavarsene le mani. Finché si tratta delle istruzioni del robottino per la pulizia in casa o di un impianto domotico, non è difficile accogliere favorevolmente la novità. Non è corretto ed etico illudere le persone di essere proprietari degli algoritmi sottesi alla tecnologia che viene usata. Almeno in questo occorre onestà intellettuale da parte degli Agenti. Questo è ciò che si sta invocando da più parti, ovvero chi sta in plancia comando si assuma gli oneri delle derive generati dalla loro azione. Gli onori, guardando i loro conti in banca, li hanno già acquisiti.
Basterebbe questa coscienza critica per stabilire una giusta barriera, tra noi Utenti quello che viene dall’Antro degli Alchimisti. Inoltre, per ultimo, la vera educazione delle giovani generazioni non deve necessariamente essere legata alla conoscenza informatica. Un tempo i Comitati di Bioetica (presenti in tutti settori a norma di legge) prevedevano al loro interno quello che veniva chiamato “Membro Laico”, soggetto che pur non avendo le competenze specifiche degli addetti ai lavori vigilava sulla legittimità etica del prodotto finale arrivando persino al diritto di veto.
Ci sono oggi delle applicazioni della IA così palesemente immorali che non dovrebbe necessitare del placet degli organi governativi. Si potrebbe pensare a dare valore legale ad una Class Action di chi ne subisce i contraccolpi (gli Utenti) fino alla possibilità di bocciarne l’applicazione o quanto meno ad arginare la tentazione dell’uso suprematista dell’IA da parte degli Agenti come è stato fino ad ora.
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Immagine della copertina del saggio: M. Ermes Luparia, “Quale uomo, riflessioni sul dissolvimento dell’identità umana“, Editrice Lateran University Press 2014
