GIUSTIZIA LAVORO e PACE

Per difendere

GIUSTIZIA UGUAGLIANZA E PARITÀ

L’Area Giustizia-Lavoro-Pace nasce dalla sensibilità ad una delle più drammatiche situazione etiche in cui si sta confrontando l’intero pianeta.
Il mondo occidentale animato da un capitalismo fuori controllo ed una visione  economicista della vita e dell’uomo, in questo preciso momento sta tirando le somme vivendo una delle peggiori crisi. La crisi economica sta scuotendo le fondamenta delle società cosiddette moderne e per effetto domino si ripercuote in più di un ambito: lavoro, parità valoriale tra i popoli, sopravvivenza, amministrazione della giustizia. Il Diritto Internazionale ha perso il compito di tutelare le nazioni sul profilo etico. La giustizia con le sue leggi, che  dovrebbe mirare ad una visione condivisa di equità, soggiace  può manifestare tutti suoi limiti quando la norma, non solo non raggiunge lo scopo, ma ne stravolge gli obiettivi diventando espressione di danno ai singoli e della collettività, per così dire “norma iniqua”.

Obiettivi

Il Vangelo prima ed il Magistero della Chiesa, hanno affermato categoricamente che senza la giustizia e la dignità del lavoro non potrà mai esservi la pace. Gli obiettivi sono ispirati dal Vangelo e dal Magistero Sociale della Chiesa:

  • patrocinare la cause in cui le sentenze siano di palese danno alle persone e che provengano da chiaro atto iniquo da parte della giustizia (civile e penale);
  • promuovere procedimenti di modifica di norme che nel passato e nel presente (e si prevede anche per il futuro) rechino danno alle persone in quanto viziate da grave imperfezione giuridica (leggi obsolete o imprecise);
  • promuovere convegni, seminari o quanto altro possa essere utile per modificare/abolire norme giuridiche chiaramente lesive della dignità umana;
  • promuovere la dignità e la santità del lavoro patrocinando cause in cui non è il datore di lavoro ad essere portatore di danno ma la giustizia in quanto tale;

Promuovere la pace in ogni contesto da quello famigliare a quello sociale individuando e promuovendo modifiche di quelle norme nazionali o internazionali che nei loro vizi interni insidino la pace e convivenza tra i popoli.

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UNA VOCE DA GAZA

PARROCCHIA SACRA FAMIGLIA – GAZA CITY

La voce  del Parroco di Padre Gabriel Romanelli IVE

«Tutte le strade sono chiuse e per questo sono ancora bloccato a Betlemme. La situazione peggiora ora dopo ora. La paura ha preso il sopravvento anche perché molti abitanti hanno ricevuto messaggi dall’esercito israeliano che avvisano di attacchi imminenti. I bombardamenti sono proseguiti, duri, durante la notte. Nonostante l’abitudine alla guerra dei Gazawi, la sensazione diffusa è che solo un miracolo – che tutti invocano – potrà evitare una guerra che sarà lunga e cruenta». Così padre Gabriel Romanelli, parroco della parrocchia latina, l’unica cattolica di Gaza (poco più di 100 battezzati, su oltre due milioni abitanti islamici) racconta gli ultimi sviluppi dalla Striscia dove si continua a combattere. Poco fa l’annuncio del ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, che ha ordinato l’assedio della Striscia di Gaza, e l’interruzione delle forniture di elettricità, carburante, cibo e acqua.

Israele invita a sgomberare

Nella Striscia le fonti parlano di 436 morti (oltre ai circa 400 miliziani uccisi in territorio israeliano). Tra gli israeliani si contano 700 vittime e almeno 2mila feriti.

Ci sarebbero anche molti ostaggi tra militari e civili israeliani catturati da Hamas e portati a Gaza. «Non sappiamo dire – spiega Romanelli – se gli attacchi saranno aerei o da terra, ma l’invito è chiaro: sgomberare al più presto case e palazzi di vari quartieri della Striscia. Israele sta colpendo anche i quartieri centrali di Gaza».

Padre Romanelli riferisce i racconti dei suoi parrocchiani: «Nella parrocchia sono accolte circa 15 famiglie, molte rimaste senza casa. Le autorità militari continuano a mandare messaggi per invitare i Gazawi ad abbandonare alcuni quartieri che potrebbero essere bombardati. Un messaggio è stato inviato anche al patriarcato latino per avvisare di un possibile attacco alla zona di Rimal, dove si trova anche l’università islamica. Gli attacchi israeliani hanno colpito anche le vicinanze della scuola del Patriarcato latino tenuta dalle suore del Rosario, che grazie a Dio, non ha registrato ingenti danni, ma solo vetrate rotte. Israele invita la popolazione a sgomberare, ma mi chiedo dove dovrebbe andare tutta questa gente se è circondata da muri e se i quartieri sono già tutti stracolmi di abitanti».

Pregare per la pace

La piccola comunità cattolica intanto da sabato 7 ottobre, giorno dell’attacco, si ritrova tutte le sere a pregare il Rosario per la Pace: «I fedeli si radunano in chiesa per la Messa – prosegue Romanelli – e poi davanti al Santissimo pregano il Rosario. Per i bambini abbiamo pensato ad un piccolo oratorio, con la speranza di donare qualche momento di serenità in una situazione che si profila sempre più drammatica».

La possibile invasione terrestre annunciata da Israele, conclude il parroco, «sarebbe una carneficina. Combattere casa per casa, in un ambiente densamente popolato, avrebbe effetti devastanti su ambedue i contendenti».

Le parole del Papa

La speranza è che le parole di Papa Francesco nell’Angelus di domenica possano essere ascoltate dai responsabili israeliani e palestinesi: «La guerra è una sconfitta: ogni guerra è una sconfitta! Preghiamo perché ci sia pace in Israele e in Palestina! Preghiamo per il bene di questi due popoli e perché le armi tacciano subito. Basta sofferenza».