BASTA GIOCARE CON LE PAROLE!

da | Mag 6, 2026 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

BASTA GIOCARE CON LE PAROLE!

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Tutti conosciamo il valore delle parole, della loro forza nelle dinamiche comunicazionali e delle conseguenze che generano. Lo stiamo osservando in questo tempo in cui è macroscopico l’impatto deflagrante nella vita dei singoli e delle comunità. Le parole trasformate in tweet (che in un mio lavoro passato ho chiamato “pensiero minimo”), sono diventate microcariche di innesco per reazioni esplosive a livello sia locale che geopolitico, con effetti pari all’esplosione di una atomica (se facciamo il calcolo delle conseguenze sul piano del numero delle vittime)

Le parole che voglio sottoporre ad una riflessione in questo breve scritto, sotto forma di sillogismi sono: Israele entità statuale-Israele entità religiosa, israeliani-israeliti, semitismo biblico-semitismo politico (di oggi).

Uomini di cultura e giornalisti li usano con troppa disinvoltura come sinonimi come se i loro significati fossero i più scontati in assoluto. Così facendo purtroppo contribuiscono ad acuire due punti deboli del discorso: la loro ignoranza personale e il loro essere incatenati ad una visione ideologica degli eventi. Poiché a me non piace né l’uno e nell’altro, meno che mai essere messo all’indice da questa distorsione semantica e manipolazione ideologica, mi permetto di fare delle sottolineature, certamente non dare delle risposte.

I tre sillogismi cui sopra solo fortemente legati fra di loro. Da tutti i difensori della politica sionista, Israele è definito con fermezza e determinazione come lo “stato Ebraico”. Da ciò due domande a caldo. Siamo sicuri che: 1) questa definizione risponda ad una rappresentazione corretta visto che si fa riferimento ad una identità religiosa e impropriamente allargata all’identità statuale; 2) questa visione sia un punto di forza nella strategia securitaria-espansionista di Israele è piuttosto un boomerang?

Alla luce delle domande di cui più sopra chiediamoci allora se Israele di oggi è lo stesso della storia biblica (tesi difesa dalla componente politico-messianica). Così di seguito: gli Israeliani di oggi possono essere identificati come il popolo di Israele dell’Antico Testamento? O meglio ancora: Israeliani e Israeliti possono essere considerati la stessa identità storico-religiosa. Nell’ultimo secolo gli israeliani si sono sempre più radicalizzati come una entità politica, che neanche corrisponde più alla stessa origine geografica-culturale.  Gli Israeliti invece attingono alla speciale relazione con quel Dio che li ha sollevatati dalla schiavitù dall’Egitto per essere popolo eletto.

Inevitabile una ulteriore domanda a seguire: cosa è rimasto nello stato di Israele degli Israeliti biblici? Penso sia opportuno che questa domanda, lecita, se la facciano, oggi più che mai gli israeliani dei tempi moderni qualunque sia la loro osservanza ai principi della fede ebraica.  Il crinale di demarcazione tra queste due entità, politica a religiosa, è fondamentale e fa la differenza oggi in merito alla risposta che comunque va data a quel Dio invocato fuori da qualunque contesto storico religioso, per non finire intrappolati nel il Got mit uns (Dio è con noi) di funesta memoria. Da questa risposta non è di poco conto poiché da essa dipende il giudizio del mondo su Israele come Stato e sui singoli (Israeliani o Ebrei?).

Non credo che Dio (Jahvé) riconosca, in ciò che sta accadendo, quanto rimane dell’Antica Alleanza, viste le vistose sfilacciature morali e contraddizioni religiose. La realtà politica attuale, invocata per giustificare una persecuzione storica (indiscutibile) è debolissima rendendo colpevolmente necessaria una distorsione semantica finalizzata a forzare sul piano dell’antisemitismo la lecita critica sul comportamento di uno Stato.

Passiamo all’ultimo punto: Il semitismo biblico è lo stesso del semitismo moderno? Chi è semita oggi? Chi dichiara di abbracciare una religione senza preoccuparsi delle conseguenze e responsabilità che ciò comporta? È sufficiente questa adesione formale per definirsi semita? A mio avviso non è sufficiente indossare la kippah per identificarsi come ebreo-semita se il cuore è infedele o contaminato da una ideologia eretica rispetto alla legge di Dio.  La contaminazione più appariscente è tra una visione politica e una militare dell’azione. Sono gli Israeliani che devono decidere se un’azione militare criminale come quelle che sono sotto i nostri occhi deve essere considerata come un atto rispondente ad una logica semita (compiuta da un Israelita) o solo politica di un paese definitosi ebraico (da un israeliano). La conseguenza rispetto allo sguardo del mondo cambia totalmente in un caso e nell’altro, se non altro per le responsabilità che ricadono su chi compie gesti eticamente discutibili.

Detto questo credo sia lecito il dubbio che semitismo ed ebraismo moderno non coincidano con la storia Biblica, nonostante i tentativi (sempre più fallimentari) di forzare l’opinione pubblica mondiale verso la tesi della giustezza delle proprie posizioni politico-militari. Purtroppo, una minima parte di questa strategia si sta rivelando vincente per la sponda offerta da alcune persone influenti sul piano politico-ideologico, supportata da un atto di potere locale nel quale il semitismo israeliano incontra il semitismo ideologico di chi non è né ebreo, né israeliano.

Per Israele continuare questa strategia di colpevolizzazione sta inducendo una pericolosa virata dello sguardo del mondo dall’antisionismo verso l’antisemitismo, non nella sua espressione radicale religiosa, ma nella sua maliziosa distorsione moderna in cui il legame pur non sussistendo ricade pesantemente sugli israeliani.  Purtroppo, i responsabili della politica in Israele, gli israeliani, silenziosi e conniventi, i filosionisti europei e di oltre oceano che, pur non essendo ebrei, sposano la causa non certo per spirito di umanità e solidarietà, ma solo per un bieco calcolo di interessi politico-economici finendo con il condividere la vergogna e la colpevolezza.