BENEDITE, NON MALEDITE!

da | Mar 11, 2026 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

BENEDITE, NON MALEDITE!

da | Mar 11, 2026 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

Tra tutte le esortazioni evangeliche questa è la più dura! La reazione di fronte al male ricevuto (o osservato) salta a piè pari il controllo della ragione e colpisce come un pugno in pieno stomaco generando una reazione riflessa. Dalla più violenta, “occhio per occhio dente per dente”, all’aggressività verbale fino all’implosione interiore che coincide con la maledizione.

In questo mio breve scritto mi sono proposto di dimostrare che la maledizione (come augurio di male indirizzato a qualcuno che compie un gesto efferato), non solo è spiritualmente colpevole, ma soprattutto inutile.

Gesù, nella sua esortazione, non specifica quale danno si sia ricevuto! In tutti i casi, Egli dice, benedite e non maledite! Fino a spingersi al paradossale invito a benedire i nostri nemici. Chi è più nemico di colui il quale impersona il male assoluto manifestandolo attraverso la violenza, le atrocità di ogni tipo e l’impietoso atteggiamento di insensibilità verso l’altrui sofferenza?

Il benedire è di Dio che è il Bene-assoluto, il maledire è del demonio che al contrario è il male-assoluto. Questa distinzione già di per sé chiarisce le intenzioni di Gesù. Egli ci pone davanti la decisione di optare o per l’Uno o per l’altro. Una decisione che collude con il Primo e collide con lo spirito di vendetta.

La razionalità sostiene tutte le motivazioni per decidere di vendicarsi, inoltre è proprio soggetto della nostra vendetta a sostenerle con i suoi comportamenti immorali. Lo spirito di giustizia che viene generato che vuole che il male agito non sia scevro di conseguenze!

Questa è la prima riflessione! Il maledire appare un atto di giustizia e in quanto tale sembra addirittura essere doveroso. Se non fosse, però, che per un atto di giustizia umana si arriva ad invocare l’azione del demonio, del male assoluto (tale è la maledizione). È un’azione che mette in evidenza una profonda mancanza di fede, basata sul presupposto che il Dio in cui crediamo sia cieco e non veda quanto accade sulla terra. Gli si imputa insensibilità e ignoranza del male agito dall’uomo, qualunque esso sia.

Ecco una prima riflessione. Questo arrogante scippo alla giustizia di Dio rende l’uomo giustiziere, rendendolo complice delle azioni malvage di chi vuole colpire. Se ai nostri occhi i conti vengono pareggiati, agli occhi di Dio il male viene duplicato in quanto la maledizione finisce con ricadere anche su chi maledice dando forza alle intenzioni malevole del diavolo che “prende due piccioni con una fava”.

Il lettore di questo blog dirà: mi posso astenere dal maledire, ma benedire queste persone è troppo!

Tuttavia, se ci pensiamo bene sia la maledizione che la benedizione sono boomerang, e ricadono sempre su chi le pronuncia, anche se con dinamismi spirituali diversi. Poiché non si può difendere l’indifendibile, la benedizione non agisce direttamente sulla persona in quanto la conversione è solo appannaggio di chi vuole rinunciare al male per orientarsi al bene. Diventa allora un umile atto di affidamento al Dio del bene per la salvezza di quella persona, e non è poco. È un atto di fede e di amore che non può non arricchire il benedicente sul quale ricade lo sguardo del Signore che si compiace di questa astensione dalle reazioni viscerali umane.

Di converso, fare il male è sempre una maledizione che ricade su chi lo compie. Quindi è Inutile aggiungere alcunché a questo gesto di masochismo spirituale. Al Signore Dio non sfugge nulla, Egli è severo e giusto e nessuno può sfuggire alla sua giustizia. Pone la sua attenzione sia sul bene che sul male, lasciando libero l’uomo di agire secondo la sua coscienza assumendosi la responsabilità di questa libertà (ancora di più in ambito morale), della sua scelta tra il bene e il male.

Per ultimo la storia dell’uomo è piena di vicende drammatiche di ferocia inaudita dell’uomo contro l’uomo. In tutti i casi i nodi, come recita il vecchio e saggio proverbio, “vengono al pettine”. Non c’è stato un gesto di iniqua scelleratezza che sia uscito indenne dopo aver passato il setaccio del giudizio della storia.

Questo avverrà anche in questo preciso momento storico in cui viviamo. Il sangue ribolle al vedere scene raccapriccianti di cinismo e ferocia spiegabile solo per le torbide intenzioni dettate da interessi personali, dalla sete di potere e di possesso. Tutti gli attori di questo scenario pensano stoltamente di essere invisibili allo sguardo di Dio, come fanno i bambini quando pensano, con le loro marachelle, di averla fatta franca sotto il naso dei genitori.

Coloro i quali si stanno macchiando oggi di crimini orrendi non hanno bisogno della maledizione di chicchessia per perdersi umanamente e spiritualmente, stanno facendo tutto da soli. Stanno offrendo la mente e le braccia al nemico di Dio e dell’uomo.

L’astenersi dal maledire è un grande atto di bene e di maturità spirituale. È perfettamente in ordine al principio che solo Dio ha l‘ultima parola anche per il peggiore degli uomini.

La benedizione, invece, sostiene la misericordia di Dio in quanto Suo dato sostitutivo, diventando partner nel sollecitare la conversione del malvagio, ma con la consapevolezza che la giustizia di Dio non mancherà di fare sentire i suoi effetti su chi lo rifiuta.

In conclusione, non possiamo fare a meno di citare un vecchio e conosciuto adagio:” Chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

 

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