CHI E’ STRANIERO?

da | Set 2, 2025 | BLOG ARCHIVIO

CHI E’ STRANIERO?

da | Set 2, 2025 | BLOG ARCHIVIO

Un tema importante, un tema caldo, un tema che è parte integrante di una profezia del nostro tempo. Non si tratta più di incontrare il ferito come accadde al Buon Samaritano del Vangelo di Luca (10,25-37), ma di rileggere l’insieme dei rapporti nel qui ed ora del nostro tempo.

Tutto appare confuso e compromesso dall’incapacità di tessere relazioni buone, profonde e significative. Tutto si chiude in una inaccettabile superficialità, una sorta di contiguità che solo apparentemente soddisfa, in realtà rende sempre più soli e vulnerabili.

Questa mia riflessione si centrerà su quella che possiamo chiamare accoglienza ad intra per poi gettare uno sguardo ad extra, fuori di noi, della nostra famiglia, del nostro mondo affettivo ed amicale.

Nel mondo moderno si assiste ad un fenomeno che ha assunto dimensioni impensate. I confini nazionali rappresentano solo una realtà geografica e politica, mentre da punto di vista sociale essi sussistono solo in quei paesi in cui regimi totalitari e dittatoriali impongono strette regole per l’espatrio e per l’ingresso di stranieri. Per lo più lo dimostrano i milioni di ore volate, nell’unità di tempo ogni stato assume caratteristiche cosmopolite di varia grandezza.

Si passa a situazioni di immigrazione tendente alla stabilità, fino a mescolanze etniche dovute solo, ad esempio, a motivi di lavoro e di turismo, quindi ridotte nel tempo.

Ciò nonostante, dobbiamo arrenderci tutti a questa evidenza: esiste il connazionale che chiamerò “amico” e lo straniero. Essi saranno sempre in mezzo a noi, questo processo è irreversibile. Pertanto, fosse anche per pochi giorni, verranno sollecitati questi due elementi su cui siamo chiamati come cristiani a riflettere: l’accoglienza e l’integrazione.

L’amico sarà sempre insieme a noi così come lo straniero, mescolato tra la folla non soltanto per realtà etniche, ma per il significato che noi daremo di volta in volta alla sua persona.

 

Ma chi è l’amico e chi è lo straniero? Se andiamo a guardare nel nostro cuore ormai, lo sappiamo, prevale la logica relativistica: l’amico è colui il quale risuona più simile a noi, colui il quale si integra bene con la nostra visione della vita e dei valori, colui dal quale ci aspettiamo il bene e a cui vogliamo restituire il bene.

In questa ottica allora anche lo straniero può essere amico, basta che noi decidiamo di volerlo. Ma se è vero questo è anche vero che anche la persona che ci vive accanto da anni può diventare per noi come uno straniero. Non lo conosciamo e non lo vogliamo conoscere. Dirò in modo anche provocatorio che addirittura anche i legami di sangue possono seguire questa logica perversa e particolare. Anche un padre, una madre ed un fratello possono diventare “stranieri” molesti ed indesiderati. Possono non avere diritto al soggiorno nella nostra casa, ed incappare nella nostra indifferenza alle loro richieste di aiuto. La migliore dell’ipotesi? “Ognuno a casa sua!”. “Meglio questo che la guerra” diciamo tra noi e noi! Ma è sufficiente?

 

Come si può vedere da questi semplici esempi il tema dell’accoglienza va molto oltre la problematica socio-politica dibattuta da anni anche nel nostro paese, è un tema biblico che ricorre da sempre, è un tema evangelico che interroga la nostra anima mettendola davanti ad un doloroso bivio: “Che fare?”. Il “chi accoglie voi, accoglie me” (Mc 9, 33-37), detto da Gesù agli apostoli, per indicare la difficoltà che avrebbero avuto in quanto forestieri o per tribù o per la novità della Novella che avrebbero annunciato, vale ancora oggi per tutti i cristiani. Si, in questo alveare così come è diventato il nostro pianeta, i più provocati sono i cristiani, tutti gli altri sono ben arroccati sulle loro posizioni ed interessi nazionali con la chiarezza, illusoria, di chi sa che cosa è bene e che cosa è male.

 

Ahimè, so bene che questa provocazione cade nell’anima e sollecita la mente (con i suoi intrighi utilitaristici) e la convivenza è tutt’altro che facile, così come i rapporti familiari nel mondo attuale. Lo strapotere dell’Io che intravede nel Tu più un nemico da combattere che un amico da conoscere, fa sì che le vere frontiere non siano quelle della geografia politica, bensì quelle della nostra persona, Ognuno chiuso nella propria individualità è fine a se stesso lasciando entrare o uscire i vari “Tu” a seconda del proprio modo di vedere, e perché no, della propria convenienza.

 

Urge quindi allargare il concetto di amico ed il concetto di forestiero, tentando di rompere le catene della trappola di concetti strumentali dell’amicizia e concetti xenofobici di straniero.

La Scrittura da molta attenzione a questo tema ed i brani del Vecchio e del Nuovo Testamento vogliono solo essere una breve esemplificazione per non appesantire tutto il discorso. Per la verità la vita di relazione in senso scritturale non è soltanto centrata sull’amicizia, ma addirittura sulla fraternità. L’amore fraterno è una nota costante di tutto il messaggio evangelico. Ma allo stesso tempo, l’invito ad accogliere il forestiero in quanto si è stati forestieri, non è di minore importanza. Non dice solo dell’accoglienza in senso stretto ma anche della sua qualità.

L’accoglienza di cui siamo capaci dice molto sulla nostra capacità di vivere la relazioni umane in modo adulto, ma anche come viverle in senso spirituale. Per il cristiano non dovrebbero esistere nè stranieri nè nemici e tutti hanno diritto alla pari della nostra attenzione, accoglienza ed amore.

Prima all’interno della nostra famiglia, anche quella allargata, cercando di rivedere il concetto di amico e di straniero per scoprire che siamo suscettibili di diventare stranieri anche per quelli che amiamo e quanto sia doloroso vivere questa realtà. E poi fuori della famiglia nel mondo del lavoro, nella parrocchia, negli ambienti che frequentiamo.

MI auguro che questa riflessione possa essere utile a soffermarsi ed allargare mente e cuore su questa realtà interiore.

Forse qualcuno che conoscete bene è stato tenuto per troppo tempo lontano dalla vostra vita e considerato “nemico”.

Lo straniero in senso stretto, e come sia facile essere odiati ed odiare anche quando il legame di sangue pretenderebbe invece un amore profondo, dove è sufficiente una parola buona, un sorriso. Talvolta bastano questi semplici segni di attenzione a dare coraggio a chi si vede addosso solo occhi della diffidenza e del sospetto.

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