• Sab. Ott 24th, 2020

Pietro Villella

Il 29 Luglio u.s. Papa Francesco, il Papa latino-americano, appartenente ad uno tra i popoli più loquaci, festosi, comunicativi e gestuali della terra, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù del 2016, per la sua visita ai campi di sterminio nazisti (Auschwitz – Birkenau) ha scelto il silenzio.

Ha scelto il silenzio per far parlare lo Spirito, per pregare, ascoltare le nostre coscienze e forse perché si possa parlare e agire fuori dal cerimoniale, sempre, nella nostra vita e nella quotidianità.

A Birkenau terminavano la propria lugubre corsa i treni carichi di deportati per essere “trasformati” in cenere, come mera “merce” da trattare industrialmente; il fatto che potessero soffrire, sorridere, sperare, urlare, cantare o amare era del tutto marginale e trascurabile.

In quel folle binario morto non avevano termine solo le corse dei treni, ma terminava l’umanità dell’uomo, terminava la ragione, la coscienza e il discernimento del mondo, quel binario morto era la fine di tutto.

Tante, troppe volte la storia umana ha conosciuto simili follie.

Diciamo inorriditi “mai più”, ma come fare affinché veramente non si verifichino mai più simili aberrazioni nella storia dell’uomo? Quali sono i meccanismi da non mettere più in atto prima che sia ogni volta troppo tardi?!

Forse ci avviciniamo a simili “baratri” quando smettiamo di guardare le persone negli occhi, quando smettiamo di vedere di fronte a noi “l’uomo” e lo sostituiamo con un “simbolo”, un simbolo di pericolo religioso, etnico o politico, quando lo sostituiamo con la sagoma di un nemico o di un “intralcio” da rimuovere per il conseguimento dei nostri interessi; allora, probabilmente, stiamo preparando il terreno per l’abominio.

Questo è vero per le guerre, gli stermini, per il terrorismo etnico religioso, come quello politico – brigatistico o anarco insurrezionalista.

Non è demagogia, nessun contesto è immune da simili e annientanti meccanismi mentali e sociali.

Ogni volta che permettiamo alle nostre più primordiali “pulsioni”, compresa la paura, di piegare l’intelletto fino a non riconoscere più “l’umanità” di un individuo, di un gruppo o di 1 popolo, “quell’umanità” che occultiamo con la mente rischia di essere annientata dalla storia, con la violenza che si può indirizzare verso un mostro disumano, con la freddezza e la sistematicità che si riserva ad “un epidemia” o l’indifferenza che riserviamo a un insetto.

Dobbiamo imparare ed insegnare in ogni ambiente e in ogni luogo a considerare sempre la natura umana di coloro che abbiamo intorno, di coloro che non conosciamo, dei nostri concorrenti, antagonisti e persino dei nostri nemici; mai bisognerebbe distogliere quello “sguardo” dagli “occhi” dell’altro, perdendo la capacità di riconoscerlo come uomo, come nostro simile.

Diac. Ermes Luparia

Marco Ermes Luparia, è nato a Roma il 27 Agosto 1950. Sposato con Leda Diodovich dal 1974, è padre di due figli (Cristiano e Damiano). Ordinato Diacono Permanente nella Diocesi di Roma nel 1995. Laureato in psicologia Clinica presso l’Università la Sapienza di Roma nel 1977 e successivamente specializzato in Psicoterapia Analitica nel 1981, in Psicoterapia Didattica nel 1983; formato in Medicina Psicosomatica nel 1981 ed in Bioetica presso l’UCSC di Roma nel 1993. Laureato in Scienze Religiose presso ISSR della Pontificia Università Lateranense nel 1993. Ha insegnato Antropologia Prenatale e Psicologia Clinica presso l’ISOE dell’Università di Urbino. Attualmente insegna Psicologia Vocazionale presso il Master per la Formazione di Psicoterapeuti Vocazionali del ISSR della Pontificia Università Lateranense (in collaborazione con l’Apostolato Accademico Salvatoriano). Presidente e Fondatore dell’Apostolato Accademico Salvatoriano (Ass. Pubblica di fedeli). Presidente-Fondatore dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici (AIPPC). Ha pubblicato numerosi lavori nell’ambito della Psicologia Clinica, Psicologia Prenatale e Psicologia Vocazionale, Psicologia e Spiritualità della Famiglia.