EXISTO ERGO SUM: OLTRE CARTESIO!

da | Lug 16, 2026 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

EXISTO ERGO SUM: OLTRE CARTESIO!

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Nonostante le pressioni del pensiero filosofico scientifico, l’intuizione che è possibile dubitare di tutto, ma non della propria esistenza, ancora ai giorni nostri riscuote un discreto fascino. La psicologia come scienza moderna sembra dare ragione a Cartesio, ancora di più per la forte autocoscienza che l’uomo ha di se stesso. La mente è il luogo privilegiato della conoscenza e soltanto alcuni filoni psicologici tendono produrre modelli descrittivi ad impostazione olistica. In tali modelli psiche e soma si integrano fra di loro in maniera più paritaria.

Il ruolo della mente quale contenitore ultimo capace di rieditare il contenuto (memoria) rimane comunque il cuore dell’esperienza. Sono queste due prerogative, pensate e rielaborate che conducono ad azioni volte alla conservazione della vita. In particolare, la  memoria dell’esperienza. Questo tipo di memoria attiene all’esperienza nel suo insieme. Non necessita quindi di uno speciale stato evolutivo.

Ritornando a Cartesio, se vogliamo la contrapposizione tra etica cristiana ed etica materialista si fonda su questo assunto che vive ancora nella profondità dell’uomo moderno.

Infatti, questo è quanto propone Cartesio, “io sono se penso, se non penso vuol dire che non sono”, quindi “non esisto”. A questo punto la mia domanda è: non esisto solo per me o non esisto anche per gli altri? Qui si centra tutto il dibattito sull’etica della vita: la vita prenatale, l’eutanasia, la fecondazione assistita trova i suoi pro ed i suoi contro in questo schema di pensiero. D’altronde Cartesio non poteva sapere nulla della vita prenatale se non accettare un mistero in cui lo “sconosciuto” coincide con il “niente valoriale”.

L’embrione non pensa in termini adulti, il feto inizia la costruzione di un Io prenatale, ma non ancora maturo; quindi, ambedue per una certa parte “non sono”, quindi “non esistono”? Il cerebroleso non pensa, è un essere vegetativo, quindi non avendo una attività mentale adeguata “non è”, quindi “non esiste”?

Il “cogito ergo sum” di Cartesio se è vero in chiave personale, ma falso in una ottica relazionale, si infrange rovinosamente su questa osservazione oggettiva: ciò che fa la dinamica interpretativa della vita e del suo valore sono l’osservatore e l’osservato. Se la sua affermazione è vera fino a quando egli può osservare sé stesso, non lo è più nel momento in cui, colpito da un ictus devastante, è qualcuno ad osservarlo inerte sul letto della malattia.

Cartesio come molti scienziati e filosofi del suo tempo privilegia il ruolo dell’osservatore rispetto all’oggetto osservato. La loro relazione è gerarchizzata al punto che l’osservatore ha un “potere su” l’osservato che quest’ultimo non ha. La disparità è schiacciante più per lo strapotere dell’osservatore che per una debolezza evidente di ciò che si osserva.

Per ciò che concerne la relazione sussistente tra “vita” ed “esistenza “val la pena di spendere due parole. Forse è proprio questo il nodo: essere ed esistere sono sinonimi fra loro? Vita ed esistenza coincidono al punto tale da mettere in discussione i legislatori ed in crisi i detrattori della bioetica cristianamente ispirata? Una reazione a catena di ordine morale si scatenerà a seconda della risposta che verrà data.

Per Cartesio e per chiunque l’esistere di una persona è legato alla coscienza di sé. La non coscienza di sé non mette in discussione la propria esistenza, che rimane legata al battito del cuore o al suo respiro, ma fa sì che altri sentano lecito porsi la domanda. Secondo gli schemi relativistici di questo tempo c’è chi propende per una opzione e chi per un’altra. Chi staccherebbe le macchine di una terapia intensiva e chi li lascerebbe “sine die”. Il pensiero guida dell’uno e dell’altro è strettamente connesso al valore della persona. La persona è in vita, ma non esiste in quanto persona (pensante) quindi alla fine la sua vita equivale alla sua morte. Per arrivare al punto in cui indiscutibilmente il cadavere, non essendo in vita, ovviamente con certezza non esiste.

Personalmente sono convinto che le affermazioni di cui sopra  possano essere discusse e a buona ragione possano sostituire l’assunto cartesiano con “existo ergo sum”, molto più rispettoso della dimensione spirituale e affettiva della persona umana e dei suoi legami, che elevano il valore della persona al di sopra di tutto.

Tratto da: M.E. Luparia, Istituto Superiore di Scienze Religiose Pontificia Università  Lateranense, Seminario di Studi del TFS sul tema “Tra complessità e globalizzazione, la difesa della libertà umana”.