GIORNATA MONDIALE PER LA PREVENZIONE DELLA PEDOFILIA E PEDO-PORNOGRAFIA

5 Maggio 2022

 

Pedofilia e morale comune familiare

M.E. Luparia

 

Nel Convegno del 6 Marzo 2010 sull’Educazione organizzato dalla Diocesi di Roma con il contributo di tutti gli uffici del Vicariato che si occupano di educazione, è apparso chiaramente questo problema della schizofrenia del mondo secolare nell’approcciare al tema educazione, in particolare quella affettivo-sessuale, e sulla necessità di trovare un momento unificante.

Per quanto riguarda il mio modo di vedere esistono due situazioni che vanno affrontate in maniera diversa in quanto mostrano scenari diversi. Il primo, quello a lunga scadenza, riguarda l’area della formazione degli educatori, a partire dai genitori fino agli insegnanti, ai catechisti, ai sacerdoti, agli operatori della pastorale giovanile. Il secondo invece è quello che deve rispondere ai criteri dell’emergenza educativa del momento attuale.

La differenza tra i due sta nel tempo che si ha disposizione per rispondere alle provocazioni ed al vertiginoso scadere dei valori nella vita quotidiana.

Mentre la diffusione della formazione segue i criteri di crescita geometrica, quindi richiede tempi lunghi, l’emergenza educativa richiede criteri di crescita esponenziale. Una sorta di diffusione a macchia d’olio generata da strategie che gli esperti di video conoscono molto bene.

La formazione richiede la diffusione di concetti più o meno complessi e contenuti che solo gli esperti (di varia natura) sanno offrire ma non tutti sono in grado di recepire. Sono molte le esperienze in atto anche a Roma, uno di questi è il Progetto Crisalide che mira a formare i genitori che a loro volta diventano formatori. Anche se la proposta ha avuto successo non riuscirà mai a coprire la vasta popolazione di Roma.

L’emergenza invece deve incidere in tempi brevi sulle problematiche che si affrontano  nel quotidiano, quelle che sono alla portata di tutti e che tutti sono in grado di comprendere perchè vissute sulla propria pelle.

Per quanto attiene la mia esperienza e per le conferme ricevute nelle innumerevoli esperienze di formazione (seminari e conferenze) offerte ai genitori, quello che ho potuto costatare è che tutti lamentano uno scadimento dei valori. Se questo è indiscutibile dall’altra appare in contemporanea anche l’inanità di fronte a questo degrado. Come dire, se da una parte si riesce agevolmente a fare una diagnosi, dall’altra la terapia efficace tarda ad intervenire.

La mia ipotesi è che i valori hanno a loro volta un supporto indispensabile ed è la dimensione etica della morale comune. La morale comune non è quella della grande dimensione civica dove tutti più o meno ci ritroviamo, bensì è quell’insieme dei comportamenti che costituiscono il tessuto forte (o smagliato) dove poi si appoggia il resto. Ma la morale comune non ha a che fare con l’appariscenza della devianza, bensì sulla subliminale perniciosità di alcuni lassismi che, fatti rientrare nella moda o nel costume, nascondono più insidie di quanto si possa pensare.

Nella fattispecie del discorso che si sta facendo, vediamo che la pedofilia sia nelle sue cause scatenanti nel soggetto malato, che nei suoi detonatori prossimi e  remoti, ha molto a che fare con la morale comune. L’uso pubblico del turpiloquio, l’immagine ostentata della nudità spacciata sotto la veste innocua delle mode, coinvolge i minori e li espone in maniera marcata e visibile al desiderio di emulazione ed al “minidelirio di onnipotenza” (irrefrenabilità dei bisogni e velleità di invulnerabilità) o agli appetiti di adulti malati.

Altro vulnus della moralità comune è la mancanza di pudore nel senso più ampio dei suoi significati. Dalla ostentazione della fisicità, ivi compresi i comportamenti e gli atteggiamenti, fino alla spudoratezza dei sentimenti, spesso dissacrati e inflazionati fino al loro uso improprio e di basso profilo. Anche il cuore e le cose intime richiedono pudore. La spudoratezza di internet o della chat non è solo nei contenuti di carattere sessuale, ma anche nel modo in cui i sentimenti e le cose intime vengono condivise spesso con persone sconosciute. Il fatto di sentirsi protetti dall’anonimato non diminuisce la dimensione dissacrante del darsi ad altri (in varie forme) senza un adeguato discernimento.

Il rapporto tra l’immoralità nell’immaginario comune è lo stesso che sussiste tra una perdita d’acqua dovuta ad una macroscopica rottura ed una perdita dovuta a piccole fessurazioni. La prima pur essendo cospicua attrae subito l’attenzione, mentre la seconda impone una ricerca del guasto che può durare anche molto a lungo.

Fino ad oggi è stata data attenzione alle vistose rotture alle quali, proprio per la loro visibilità. Mentre a mio parere A mio avviso è arrivato il momento di dare la giusta attenzione alle micro-perdite, quelle cioè che riguardano la morale comune, quella della vita quotidiana, nella famiglia, nella scuola, nel mondo del lavoro, del mondo della comunicazione, ecc. ecc.

Il problema della pedofilia, a mio avviso, ha dei grandi legami con questi comportamenti diventati invisibili, per questo sottovalutati a tutti i livelli e per questo forieri di una pericolosa esposizione a gravi pericoli dei minori. Non solo, ma sale altresì il rischio di generare ex-novo insani e devianti comportamenti in adulti altrimenti contenuti, e da sempre contenibili (ad esempio la risposta debole a proposte sfacciate e seduttive da parte di adolescenti procaci e precoci) di cui siamo a conoscenza.

 

Altro elemento sta nello scadimento dell’eleganza, termine che anche in questo caso utilizziamo nel senso più ampio.

Eleganza del pensiero, del tratto, del vestire (non la griffe), del gestire, del parlare. L’eleganza non ha legami necessariamente con la cultura o con il benessere economico, essa è un dato costituivo della persona se viene coltivata e considerata un bene per sé e per gli altri. L’eleganza è la sorella minore della bellezza intesa come qualità olistica della persona e non solo espressione estetica di cui la persona non ha alcun merito.

Qualcuno ha avuto da obiettare sulla correttezza e sull’esistenza di una morale comune e soprattutto su quali siano i suoi elementi costitutivi.

Certamente chi vive immerso in una ideologia relativista (e perciò individualista) non gode nel sentirsi forzato in visioni etiche che non condivide. Tuttavia, che lo si voglia o no, esistono elementi costitutivi della morale comune che possono essere largamente condivisi dalla maggior parte delle persone e dove tutti ci si riconoscono, anche quelli che avanzano diritti di deroga. Le visioni particolari ed individuali, pur rispettabili se rientrano nei termini delle norme positive, non fanno parte e non potranno mai fare parte della morale comune.

In questa direzione possiamo dire, con ampio consenso, che non esiste quasi più la morale comune, quella del buonsenso e della buona educazione e quindi se esiste una emergenza educativa la sua radice sta proprio qui. E’ qui che si deve immediatamente mettere mano al cantiere con l’attivazione di tutte le strategie possibili, di processi rapidi di trans-formazione, di cambiamenti veloci, voluti e visibili. Una sorta di “rivoluzione culturale-etica” che parta dal basso e sia osservabile e desiderata da tutti, grandi e piccini, giovani ed anziani, colti e meno colti. Essa va ad innestarsi in quell’immortale assioma etico-filosofico del buono-bello-necessario che trasforma la vita, le dà luce dando vita ad una spirale virtuosa e coerente verso stabili cambiamenti ed augurabili cambiamenti. La storia dell’umanità è piena di questi momenti per cui è lecito sperare.

 

La famiglia è fondamentale per le finalità che ci si augura raggiungere. Chiudere le falle interne invisibili, quelle che nascono dalla sottostima di alcuni comportamenti, è indispensabile e richiede l’immediatezza dell’azione. Una sorta di mobilitazione generale delle famiglie che con pochi e semplici tratti di pennello possano trasformare il loro quadro in un’opera d’arte. E’ necessario perciò invertire immediatamente la rotta attraverso l’essere attori della propria storia senza dipendere sempre da chi aggredisce e dagli esperti pur sempre depositari delle scienze umane molto utili in questo frangente (psicologia e pedagogia).

Quando mi sono trovato a condividere i temi della famiglia e dell’educazione con i genitori o con i docenti, non è stato difficile mettere in luce le smagliature e gli inciampi. Mi si è però impressa nella memoria una domanda dal carattere ripetitivo, a partire dal loro sguardo affranto: “Che fare?”. Vi era un bisogno spasmodico di ricevere “la buona novella” riguardante il futuro.

Per lungo la buona novella si limitò a proporre ai genitori una mobilitazione comune, meglio se in forma associativa. Ma la perniciosa invasività dei persuasori occulti riportava tutti all’amara realtà: i rapporti di forza erano fortemente sbilanciati a favore dei diseducatori. Comunque, era meglio di niente e preparava l’attuale mettersi in gioco a partire dall’interno della famiglia e di tutti i suoi membri, come vedremo proseguendo la nostra riflessione. Nel particolare si capirà il perché dell’accostamento alla pedofilia

 

Tratto da: M. E. LUPARIA, “Prevenire la pedofilia… cominciando da noi”, Lateran University Press, Città del Vaticano 2011.