GREMBIULE E ASCIUGATOIO: DALL’AMICIZIA ALL’AGAPE

da | Apr 2, 2026 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

GREMBIULE E ASCIUGATOIO: DALL’AMICIZIA ALL’AGAPE

da | Apr 2, 2026 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

Che dolce parola è questa! Sconosciuta nel greco classico, ma documentata nella lingua popolare profana ricevette nel cristianesimo un nuovo significato (1 Co; Lettere di Giovanni). La traduzione latina di agape è caritas, ma non rende pienamente il significato che le si vuole conferire e che era quello originario.

Il termine venne a significare il banchetto comunitario che nel cristianesimo delle origini si concludeva con l’Eucarestia. (1 Co 11,17-40). Comunque, l’agape si distingueva dalla celebrazione eucaristica, per la quale si affermò il valore sacramentale (il pane benedetto dell’agape prendeva il nome di eulogia e non di eucaristia, riservato al corpo del Signore).

Ancora oggi il termine agape richiama uno stare insieme, uno “stare bene” insieme, uno stare bene per scambiare cibo e “buone parole”. Lo stare bene per scambiare buone parole implica necessariamente un intendersi, un ascoltarsi reciprocamente: in profondità e buona intenzione di animo.

L’incontro comunitario richiama anche il pane, il pane buone condiviso ad una mensa (non quella eucaristica)

Ma vi è un altro significato che nel tempo si è perso perché poco usato, agape come sinonimo di amore. Mi fa piacere unire i due significati e pensare che, essendo la carità il punto più elevato dell’amore, anche lo stare insieme è stare insieme con amore e carità.

Si capisce allora molto bene come la dimensione agapica nella vita di comunità diventa uno dei pilastri fondamentali. E non si tratta solo dello stare bene a tavola ed insieme. La condivisione della mensa rappresenta solo uno dei momenti agapici che vengono gustati. In un certo senso anche queste esperienze professionali e di servizio che stiamo vivendo, all’interno delle quali si cerca di condividere del pane buono e anche le proprie esperienze di vita, sono delle agapi fraterne.

Nella vita di comunità la persona diventa eulogia con il suo dire, con il suo fare, con il suo essere nella comunità e per la comunità. Senza la dimensione agapica una comunità difficilmente riuscirà a raggiungere la comunione e poi anche l’amore tra i membri, il cui punto più elevato, lo ricordo, è la carità reciproca.

Il L’agape si rivela essere veramente agape se il compagno di viaggio lo èè fermamente in Cristo. Solo in questo senso si passa da una dimensione sociale come quella comunitaria, ad una giocosa come quella della comunione a quella edificante dell’agape.

Come la tenerezza è un optional rispetto alla vocazione all’amore, allo stesso modo l’agape, solo marginalmente si poggia sulla esigenza sociale dell’uomo. L’essere parte di un’agape e volerla vivere è anche questo un optional. La si raggiunge se la si vuole raggiungere, ovvero se si coltivano tutti quegli elementi sentimentali e spirituali che la costituiscono.

Per concludere: ogni esperienza comunitaria, sia essa missionaria, apostolica, lavorativa o altro può essere trasformata in un agape fraterna dove tutti possono mettere al centro della mensa la loro vita, la loro esperienza, la loro cultura, il loro cuore senza che altri si sentano offesi, poiché alla fine ognuno darà il suo cento per cento.

BUON GIOVEDI’ SANTO!

    • Icona della “Lavanda dei piedi”, scritta da Leda Diodovich e donata alla Cappella della Casa Circondariale di  Rebibbia  il Giovedì Santo del 2026