Siamo alla vigilia del COP30, vale a dire l’Assemblea delle Nazioni Unite per il Clima. Questa ricorre esattamente trent’anni dopo la prima di questa Assemblee datata 28 Marzo-7 aprile 1995. Un lasso di tempo considerevole a fronte del quale lo sguardo sul pianeta continua ad essere miserando. Non solo le cose non sono migliorate, ma addirittura sono sensibilmente peggiorate.
La prima domanda è d’obbligo: che fare? La risposta è sempre la stessa da trent’anni da parte di tutti: diminuire i gas serra, promuovere le energie con fonte rinnovabili, ecc, ecc.
Inevitabile la seconda domanda: allora perché si continua a proporre questi eventi planetari?
E la terza: quale è il senso di mettere in moto il pachiderma delle COP, sapendo che si finisce in una patetica e sciocca rappresentazione di un TIR che porta a casa un sacchetto di terra?
Con questi quesiti, dettati dal buon senso dell’uomo della strada, non intendo fare sterile polemica, ma semplicemente sollevare la questione indirizzandola su alcune risposte che in prima battuta evidenziando il controsenso di azioni che sono caratterizzate dall’inutilità e dal fallimento. Ciò che appare nei partecipanti, qualcuno presente in più sessioni, è che sono consapevoli da subito di quale titanico nemico si troveranno a fronteggiare e che farà il tiro a segno sulle loro buone intenzioni, oppure di quali siano le armi per mettere al tappeto gli insistenti e fastidiosi ecologisti.
Sono tre le direttrici analitiche su cui mi vorrei soffermare andando anche per esclusione.
Escludo la stupidità, poiché la levatura delle intelligenze e delle competenze è tale che direi che questa possibilità si autoesclude.
La stoltezza radicata è plausibile in quanto si può contemplare anche in persone dotate, ma troppo narcisisticamente ancorate ai propri (pre)giudizi sulla questione. Anzi la stoltezza è tale proprio in questi soggetti in quanto non possono beneficiare del bouns ignoranza. Ma non credo che sia applicabile ai partecipanti di questi consessi interazionali visto rappresentano il proprio Paese e non se stessi, Essi devono rendere conto ai loro Governi e ai cittadini dei successi o insuccessi dell’evento in ordine alla delega che hanno ricevuto.
Non rimane che la visione ideologica della questione. In questo caso la situazione si fa molto più seria. La visione ideologica non ha bisogno di prove scientifiche, in quanto, pregiudizialmente le conclusioni sono vere non perché rispondono alla realtà, ma perché io dico che si considerano vere “a priori”. In questo caso il bonus è quello della patologica convinzione che la menzogna sostenuta possa essere spacciata per verità.
Non rimane allora che un’ultima ipotesi interpretativa: il sado-masochistico e autolesionistico fallimento voluto e difeso per losche mire.
A questo punto il discorso prende una piega dai risvolti in un certo senso tangenti al crimine, esclude progetti voluti dalle singole comunità nazionali e si indirizza verso intrighi e progetti di singoli potentati che intendono difendere i propri interessi e il proprio tornaconto economico.
Infatti, la verità fattuale emergente da questi Contesti è che sono i più potenti a dirigere le conclusioni fondate su apologie precostituite per convincere che ciò che vogliono sia il meglio che si possa pensare. Poco importa che finiscono con il boicottare ogni azione volta a limitare l’impiego di energie sporche se vanno a ledere i loro interessi economici personali e della propria Nazione. Troppo spesso essi coincidono e lo Stato con la sua posizione negazionista ufficiale offre la sponda al persistere delle fonti del danno.
La potenza mediatica diventa così il veicolo più efficace avente l’unico obiettivo convincere che l’evento sia stato un successo, anche e solo, perché la delibera finale dell’assemblea sia stata di rimandare o spalmare in un trentennio una soluzione confidando in illusori algoritmi salva-coscienze.
Tragicamente quelli che hanno deciso il destino del pianeta si attestano su una età media che non vedrà neanche la metà dei risultati di questa falsa prospettiva portandosi nella tomba la responsabilità del futuro drammatico riservato all’umanità a venire.
La conclusione, quindi, è che Ormai il surriscaldamento del pianeta con i suoi visibili effetti sta anticipando sensibilmente la progressione preventivata, con tutto ciò che ne deriva non solo sul piano economico, ma anche sul piano della sopravvivenza stessa. Dobbiamo pertanto attenderci ulteriori impennate nei prossimi anni a meno di “radicali, immediate e drastiche misure” che mettano in essere progressive, seppur lente, operazioni che invertano la tendenza al suicidio ambientale.
La logica del profitto in questo tempo in cui all’ Homo Sapiens è seguito l’Homo Oeconomicus, il grande dono della Creazione di cui, per grazia di Dio, ne condividiamo una porzione esistenzialmente fondamentale, è diventato merce, e in quanto tale, soggetto a proprietà esclusiva di qualcuno a scapito di altri.
E’ proprio in questa logica da mercimonio è apparsa la cinica e vergognosa soluzione della compravendita dei cosiddetti “crediti riparativi” tra quelle nazioni le cui percentuali di riduzione di emissioni sarebbe stata meno onerosa, o sovradimensionate, per poter mantenere invariato il proprio budget di veleni. Ma lo sappiamo nella logica del profitto ci cade tutto, tutto si vende e tutto si compra, compreso la licenza di avvelenare!
Per concludere è d’obbligo l’ultima domanda: a fronte di questa tragica situazione chi pagherà i danni?
I primi a dover rendere conto saranno i paesi ostruzionisti che già da tempo stanno facendo i conti danni generati in casa loro (alluvioni, cataclismi, glaciazioni, desertificazione) dovuti a questa gestione “neroniana” della politica dei loro governanti. I Paesi che sono stati a guardare e si sono appiattiti sulle scellerate decisioni dei potenti non sono meno colpevoli. Ma si sa, la globalizzazione è anche questo!
Infine, vi sono quei paesi che pur scalpitando non sono stati sufficientemente incisivi e determinati per richiamare al cambiamento di rotta.
L’Europa, per esempio, che ha ancora una anima gregaria agli States, non è stata in grado di opporre con decisione la propria posizione anche rischiando in proprio, e dovrà in qualche modo rispondere ai propri popoli. Dovrà spiegare, che questa situazione tragica era evitabile ed è il risultato di aver assistito impotenti alla “saga della stupidità” dei saccenti della terra che, mano al proprio portafoglio, facevano biechi conti sul quanto concedere a fronte del quanto avere.
Che i poveri, straccioni moribondi non contano lo si sa bene, è stato sempre così e meno che mai poveri del Terzo Mondo, che stanno agonizzando sotto lo sguardo indifferente (chissà!) dei ricchi.
Oggi non si tratta di aderire o meno a qualche ideologia ecologista, per molto tempo vezzo di alcune frange di intellettuali benpensanti, mirata a salvare questa o quell’altra specie animale in estinzione. Oggi noi sappiamo che ciò che gli scienziati, climatologi ed astrofisici, ci stavano dicendo era la verità e qualcuno stoltamente li ha idealmente spiaccicati contro il muro come fece Pinocchio con il “grillo parlante”, quando lo ammoniva sulla stoltezza.
Qui è in gioco il futuro del pianeta e dell’uomo, occorre immediatamente, e in ogni modo, fermare la mano assassina di “sciocchi bambini”, malati di “cesarismo” e di delirio di onnipotenza, che giocando al “piccolo chimico” stanno rischiando di dare fuoco irreparabilmente alla casa.
