Quattro Presidenti di altrettante Conferenze Episcopali Europee, quella Italiana , della Germania, della Polonia, della Francia, hanno sentito il bisogno di richiamare l’attenzione dei Cristiani del nostro Continente a porre una attenzione più fine sulla situazione di impasse rispetto ad una acquisizione di una identità solida quale Continente forte, autonomo, fedele alla sua storia e ai suoi principi purificati dalle drammatiche vicende dell’ultimo secolo dove ha pagato un conto terribile in termini di perdita di vite umane e distruzione.
I quattro Prelati inizialmente hanno sinergicamente fatto riferimento ad una evoluzione positiva delle relazioni tra stati (e tra popoli) fino ad arrivare alla costituzione della Comunità Economica Europea nel 1957 e poi dell’Unione Europea nel 1993. Fino ad <arrivare all’adozione dell’euro quale moneta unica.
La domanda più importante che è insita nella loro sollecitazione è che ne è del progetto originario? Che ne è dei sogni e delle intenzioni dei padri fondatori?
Nonostante le dichiarazioni dei singoli Paesi in merito e la costituzione di un Consiglio d’Europa strutturato ed articolato nel suo funzionamento, sono più i momenti di impasse che di progressione.
A mio avviso i punti di attenzione, così come le risposte che ne possono derivare, ruotano attorno a due perni: le economie e armamenti. Due temi certamente degni di attenzione, ma riduttivi rispetto la visione unitaria che viene ricercata solo a parole, che si sta infrangendo sui peggiori nazionalismi. Come dire che l’Europa, almeno in questo momento, non solo non ha un’anima unica, ma manca proprio di un’anima!
Qui inizia il contributo richiamato dai Vescovi rivolto al mondo Cristiano, disorientato e angosciato colpito da un fuoco incrociato di effimere speranze e proposizioni piene di “se e ma”.
Quale è il contributo del mondo cristiano (non solo cattolico) per il futuro dell’Europa? Senza voler ripetere quanto già detto da più parti, personalmente intravedo due direttrici: restituire all’Europa l’anima dei valori delle origini, difenderli da quanti vogliono per vari motivi sabotarla, impegnarsi in prima persona.
Con una certa tristezza possiamo ben dire che i sabotatori sono sia fuori che dentro il nostro continente.
Proviamo a profilarli anche con la modesta competenza geopolitica dell’ ”uomo della strada”. I sabotatori esterni sono molto più chiari e si dividono in due figure: quelli che, a parole, dichiarano di volere sostenere l’Europa ma sono inerti (o equilibristi) e quelli che invece con molta spudoratezza propongono delle partnership molto simili ai criteri del metodo della protezione mafiosa che passa sotto il nome di “pizzo”.
La responsabilità dei sabotatori interni, nonostante le strombonanti dichiarazioni europeiste, è di porsi quali facilitatori dei sabotatori esterni piuttosto che arginare le proposte barbare e regressive rispetto al quadro di valori storici dell’Europa.
Il contributo del mondo cristiano nell’operazione di recupero dell’anima europea può iniziare con il riconoscere che il valore aggiunto di una visione proattiva delle relazioni tra comunità legate dalla storia viene e anche dalla condivisione di alcuni interessi. Qui vale la pena citare il punto di forza dei principi cristiani fin dall’origini: il primo fra tutti la ricerca e la cura del bene comune.
Non c’è posizione più lontana dall’idea di “bene comune” del capitalismo sfrenato e dei nazionalismi estremi. In questa trappola sono caduti proprio alcuni Paesi Europei, i quali in modo miope e illusorio credono di poter assemblare la loro coesione basandola solo sulle grette contrattazioni economiche (e oggi anche militari). In questo gioco di carambola ha sicuramente buon gioco chi ha convenienza che questa coesione non abbia mai luogo. L’azione di sabotaggio prende così due direttrici: la prima di entrare nelle contrattazioni con una posizione utilitaristica fondata sulla superiorità nei rapporti di forza, la seconda esportando l’ideologia suprematista anche nei singoli Paesi europei. Ideologia che si mostra da subito fallimentare a causa dei conflitti generati dalla ricerca di alleanze privilegiate per un tornaconto particolare anche se per questo di deve “vendere l’anima”.
Il “burattinaio”, soprattutto quello di oltre oceano, ha buon gioco nelle “collisioni particolari” visto che il risultato di una Europa debole si raggiunge ugualmente con minor fatica. Il richiamo delle quattro Conferenze Episcopali, a mio avviso, rappresenta soprattutto una coraggiosa chiamata all’azione del popolo cristiano che deve iniziare, innanzitutto, con il rifiuto di questa logica becera e barbara, e continuare compattandosi sui valori condivisi che dipartono dal bene comune, ma poi si legano intimamente alla solidarietà, la generosità, la sussidiarietà, la pace e l’amore per la giustizia.
Ma soprattutto il rifiuto deciso, e non negoziabile, di dare sponda alla ridda di menzogne che satura ogni mezzo mediatico con cui si viene in contatto quotidianamente. Il termine caro al mondo cristiano è quello di “PARRESIA” che non significa solo, sinteticamente, “amore per la verità”, ma anche assumersi la coraggiosa sua difesa davanti a tutti coloro i quali, qualunque sia la loro appartenenza, cercano di negarla a favore di colpevoli camuffamenti.
Questo ultimo punto è il più urgente in assoluto e richiede coraggio dei singoli e delle comunità. Vale a dire che non è più il momento di posizioni liquide e vili di cui ovviamente ci si deve assumere la responsabilità. Nelle dinamiche diplomatiche e nei confronti anche fra persone, invece prevalgono gli equilibrismi impregnati di “si, però”, su cui ho già speso sufficienti parole nei precedenti blog.
Le posizioni comuni e il coraggio dei quattro presidenti di importanti Conferenze Episcopali Europee riempiono di speranza, e si devono consolidare capillarmente nel Clero: Vescovi, Presbiteri e Diaconi. Attraverso la testimonianza della loro fedeltà alla vocazione e alla loro missione tra il popolo di Dio, devono essere consapevoli che la loro credibilità passa attraverso il principio che la Chiesa del futuro. Davanti a questo scenario degradato è la “Chiesa del grembiule”, come è stata auspicata da Don Tonino Bello, ad essere disponibile profeticamente a pagare anche con la vita il rifiuto di una ideologia così lontana dal cristianesimo del Vangelo. Non si può stare con due piedi in una scarpa e non si può “servire Dio e Mammona”. Per questo è richiesto un cambio di paradigma in tutto il mondo cristiano e non solo nei vertici della Gerarchia Ecclesiastica, in modo che, prendendo coscienza delle luci delle ombre del passato, ci si avvii verso una piena conversione.
Sfido chiunque a mettere in dubbio che questa parte consistente della popolazione europea che, aldilà di ogni confine, facendo tesoro di tutta la sua storia potrà disperdere a livello planetario le nubi tenebrose e distruttive che vengono proposte dai nemici della civiltà. Diventando così principio “ricostituente” una Europa nuova, per l’appunto l’Europa del Terzo Millennio. E poiché siamo in un tempo in cui è diffuso l’uso degli acronimi ne propongo uno anche io: M.E.L.A. (Make Europe Leader Again).
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