I RISCHI PSICHIATRICI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICALE

da | Feb 6, 2024 | BLOG

I RISCHI PSICHIATRICI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICALE

da | Feb 6, 2024 | BLOG

A seguire il post apparso in questo Blog qualche giorno fa, avendo approfondito i termini dell’allarme diffuso per l’avvento a velocità esponenziale di questa nuova tecnologia mediatica, mi sono reso conto che, pur elogiandone l’intenzione, esso è decisamente incompleto.

Stante a quanto viene detto dai cultori della materia i punti di attenzione riguardanti i cambiamenti epocali sono gli aspetti: culturali, etici, economici, industriali, processi produttivi, non ultimo quelli militari.

Essi sono di difficile controllo vista la criptazione della conoscenza di quanto sotteso dall’AI. Essa è detenuta solo da pochissimi, unici capaci di muovere a loro piacimento di delicati ambiti applicativi di fondamentale importanza nella vita dell’intero genere umano.

I produttori di questa nuova applicazione pur essendo consapevoli dei rischi dovuti al pericolo di perdere le redini e generare squilibri non più controllabili, lasciano stoltamente ai fruitori ultimi la responsabilità del buono e cattivo utilizzo. Come dire “noi ve lo abbiamo detto! Ora arrangiatevi!”.

Non sono poche le voci che si ergono a difesa del (presunto) progresso indotto dall’AI definendola una novità capace di implementare il benessere per tutto il genere umano.

A mio avviso sussistono moltissimi e fondati dubbi su questa affermazione, dubbi che cercherò di esplicitare brevemente in questo post.

Usciamo un attimo dalla visione performativa dell’AI nelle varie attività umane così come elencata più sopra e soffermiamoci sulla sua applicazione capace di influenzare potentemente le relazioni tra gli esseri umani fra di loro e con la realtà fisica fattuale.

Nella produzione della mente umana sono di fondamentale importanza le tre dimensioni temporali: il passato, il presente e il futuro. Delle tre solo una è certa ed immodificabile: il passato. Il presente dura un istante e poi diventa subito passato, mentre il futuro non esiste finché non diventa presente quel tanto da diventare parte del passato.

All’interno di queste tre dimensioni il rapporto con il reale viene illuminato (oppure oscurato) e assume dei contorni per la coscienza al punto di generare un gioco bellissimo ed estremamente creativo. Intimamene legato ad esse vi è una caratteristica peculiare dello psichismo umano in cui avvengono meravigliosi giochi: nella fantasia, nel sogno, nei progetti. La loro caratteristica ludica fin dall’infanzia sta nel saper entrare ed uscire dalle dimensioni ancora inconcrete e legarle con consapevolezza a ciò che con certezza esiste. Il rapporto tra fantasia e realtà genera quel “delta” giocoso in cui entrare ed uscire da un mondo che non esiste e ritornare poi nella realtà e viceversa arricchisce e colora il pensare umano.

Però perché questo accada i confini tra ciò che è e ciò che è sognato, anche se traslati in un’opera d’arte, deve essere molto, molto chiaro! Pena una iniziale confusione che nel tempo addirittura può toccare la follia.

La psichiatria conosce molto bene questi meccanismi patologici, soprattutto quelli di patologie molto serie quali la schizofrenia e la paranoia. Questi pazienti non sanno più cosa sia vero e cosa è generato dal loro inconscio.  Così facendo operano costruzioni mentali effimere oppure demoliscono la realtà attaccando anche coloro che la rappresentano considerandoli ostili.

La realtà virtuale, entrata da tempo nei media, in grado di operare nel “qui e ora” con produzioni sensibili che appaiono vere e non lo sono, può essere antesignana di gravi squilibri mentali e può indurre varie forme di destrutturazione psichica di nuova generazione.

Il sospetto cronicizzato che ciò che ascoltiamo e vediamo non sia vero bensì  frutto di una produzione irreale,  purtuttavia reificata ai nostri sensi, se in prima battuta può entusiasmare,  a lungo  andare, (purtroppo è una facile profezia per un addetto ai lavori come me), è in grado di generare un permanente clima di diffidenza su tutto ciò che ci circonda: economia, reazioni nel sociale,  conflitti veri o generati al punto che non sapendo cosa sia vero  e cosa è stato creato artificialmente, si preferirà alzare la guardia o alzare muri con i ponti levatoi chiusi, oppure ancora difendersi con sempre crescente aggressività nel confronti di una realtà considerata sempre più ostile.

In un prossimo futuro non sarà più divertente sorridere alle buffe invasioni della privacy di personaggi noti come se si trattasse di un semplice teatrino mediatico e senza conseguenze. Le produzioni generate (o generabili) dalla AI (non il software) saranno molto presto in mano a milioni di persone che le utilizzeranno senza alcuna coscienza etica e, non conoscendone le conseguenze, saranno generatori e vittime della disgregazione del tessuto umano e della diffusione di squilibri psicologici di crescente gravità attraverso un contagio simile alle epidemie).

Quelle immagini rappresentate da una identità umana virtuale in rete che conosciamo sotto il nome di avatar, stanno lasciando il posto a qualche cosa capace di una più potente intrusione che ho chiamato CyberGhost un fantasma capace di apparire, scomparire, di mutare colpendo dall’ombra del web senza alcuna percezione sulla moralità del Cyber Behavior generato.

In conclusione, spero di essere creduto, questo scenario non è frutto della fantasia di un complottista, ma il parere di un esperto, su cui i detentori del potere sul futuro dell’uomo farebbero bene a riflettere prima di superare la linea di non ritorno.

Roma 6 Febbraio 2024