L’AI così definisce la minaccia esistenziale: “Il termine minaccia esistenziale descrive un pericolo che mette a rischio la sopravvivenza stessa di un’entità, sia essa una specie, uno Stato o un individuo”. Non si può negare che questa definizione, nella sua sintesi offre una miriade di applicazioni concrete con implicazioni reattive, anche di una certa pericolosità
Fino ad oggi non è stato un argomento di attualità. E’ stato chiamato alla ribalta per la sua rilevanza in ambito geopolitico, soprattutto nel conflitto mediorientale, non ultimo quello Israele-Iran. Va da sé che la valutazione di un evento o di una minaccia, anche solo verbale, è decisamente soggettiva, soprattutto la percezione del pericolo e della sua potenzialità. In ogni caso, produce effetti sull’ insicurezza come se fosse imminente e perciò preme verso azioni preventive considerate giustificatissime. L’analisi della situazione sul campo assume un’importanza secondaria rispetto alle ansie e le paure paranoidi che, una volta sopravvenute, e preso il sopravvento sulla ragione, guidano ogni successiva strategia difensiva (o offensiva), da quella verbale a quella dello scontro fisico.
Allargando ora il concetto di minaccia esistenziale alla nostra vita di tutti giorni, il clima di inquietudine paranoide che sta permeando la società occidentale, e colpisce in particolar modo i nostri giovani, non è dissimile a quello di massimi sistemi. Percepire la propria esistenza in pericolo è già normalmente fonte di ansia e di agitazione. Ma cosa accade se questa minaccia non è reale bensì fonte di insicurezze generatrici di fantasmi paranoici?
La violenza della nostra civiltà occidentale a mio avviso ha a che fare con questo punto. Le persone percepiscono un pericolo nell’ombra da cui ci deve difendere anche se sono soltanto fantasmi. La minaccia potenziale è già sufficiente a ingenerare uno stato di sospetto e di preallarme ponendo la persona in posizione di attacco, pronta a reagire con violenza
Il moltiplicarsi di richieste di porto d’armi nel nostro paese, o addirittura la diffusione di armi e liceità dell’uso negli Stati Unti stanno significare che la vita quotidiana è intrisa di insicurezza che solo il possesso di un’arma può contenere. Purtroppo, l’utilizzo dell’arma di difesa viene, in un secondo tempo, lasciato alle situazioni e alla capacità della persona di saper discernere l’entità del pericolo.
Va da sé che la minaccia esistenziale (rispetto a quella generica) innalza a dismisura il livello di allarme. Ma abbassa il tempo di reazione e innalza l’entità della difesa stessa.
Molte minacce verbali, ad esempio in un condomino, se prese con un eccesso di allarme possono essere, come la cronaca insegna, precursori di litigi con esiti nefasti. I dissapori tra condomini non si limitano talvolta a divergenze di opinione, ma possono assumere il valore dell’essere messi in discussione come persone e per qualcuno una ferita narcisistica di questo tipo è intollerabile. Peggio che mai se all’interno del confronto emergono minacce esplicite anche solo verbali. Per non dire il comportamento minaccioso tra automobilisti, dove spesso non si parla solo di offesa, ma di una minaccia reale a passare a vie di fatto.
Io sono convinto che questa analisi potrà essere utile nel cercare di dare una risposta a un fenomeno che sta dilagando e quanto mai attuale. Fenomeno che interroga tutti, genitori, educatori e forze dell’ordine, L’uso da parte dei giovanissimi del coltello nelle situazioni di scontro sta dilagando. La domanda che si pongono tutti non è perché viene usata questa arma impropria, il coltello, ma perché si esca di casa armati in questo modo. Alla luce di quanto detto più sopra la mia ipotesi è che i giovani escono di casa con una paura terribile del mondo esterno vissuto come minaccioso al punto da mettere in pericolo la loro esistenza. Sono più che convinto che non iniziano la giornata nella speranza di usarlo, ma si sentono più sicuri in caso di un qualunque scontro. Non si spiegherebbe altrimenti. Considerare il mondo giovanile come una community di killer vaganti non è a mio avviso rispondente alla realtà. Mentre è più reale evidenziare un nucleo profondo di paura dell’ignoto di cui i primi segni sono stati a suo tempo ravvisati nel bullismo.
Il tutto ruota ancora una volta non nel pericolo dello scontro reale, ma dalla valutazione soggettiva del livello di minaccia che si deve affrontare.
I giovanissimi che si imbattono in questo clima di paura e di ansia paranoide sono tantissimi per cui questo fenomeno richiede una attenzione immediata e radicale, visto che una buona parte di queste ansie provengono dalla realtà virtuale del web, dentro la quale avviene tutto e il contrario di tutto. Le realtà parallele producono una ideazione distorta in grazia della quale meccanismi di proiezione fanno perdere il confine tra il vero e la fantasia. Il dramma viene dopo, quando ci si risveglia dal delirio agito e dalle sue conseguenze.
