Per la maggiore parte delle persone le ore della notte sono considerato tempo tolto all’attività diurna (considerata veramente produttiva), da dedicare al riposo oppure a quello che viene comunemente chiamato “sballo”. Rimane il fatto che in generale, per tutti, è un tempo sterile a cui dare una attenzione relativa, talmente relativa al punto da potere essere sprecato con la massima disinvoltura.
Tuttavia, c’è un momento in cui ci si rende conto della preziosità del tempo dedicato al sonno, ovvero quando appare una qualunque forma di insonnia oppure quando le preoccupazioni diurne si insinuano in maniera fastidiosa alterandone il ritmo fino a indurre stress che può esitare in forme di esaurimento nervoso.
Ma non è di questo che intendo trattare in questo breve articolo, bensì di quella forma di insonnia dovuta a reminiscenze diurne, a preoccupazioni reali di varia natura che riguardano il quotidiano che, anche se non così gravi, sono in grado di interferire con il prezioso tempo del riposo notturno sostituendo i buoni pensieri con stati più o meno angosciosi.
Normalmente le preoccupazioni ruotano intorno alla famiglia e vanno dalle situazioni di salute di persone care a patemi che riguardano la sfera affettiva o educativa. Per ultimo anche la situazione lavorativa. In famiglia, innanzitutto sono i figli, soprattutto se adolescenti, a richiamare l’attenzione dei genitori allorquando, sfuggendo alle indicazioni prudenziali loro date, mostrano insofferenza alle regole, diventando piccole mine vaganti. Inoltre, nell’età dell’adolescenza una delle prime incrinature nel rapporto con i genitori riguarda il dialogo, la comunicazione. In questa situazione di buio i genitori annaspano e cercano risposte, talvolta facendosi aiutare, altre volte in autonomia. Rimane il fatto che mancando la rassicurazione dell’efficacia dell’atto educativo (correttivo) tutta la problematica rimane in sospeso.
Di diversa natura è quella che riguarda le coppie di sposi. Situazioni di aspro conflitto conducono spesso a comportamenti trasgressivi frutto di ribellismi affettivamente devianti. Smania di libertà, che talvolta esita in libertinaggio, comportamenti che esulano da regole diventando anche mancanza di rispetto. Anche in questo caso quella che viene mortalmente ferita è la comunicazione facendo calare sulla coppia una cappa penosa di silenzio.
Nelle ore diurne l’Io si scatena razionalmente in un forsennato tentativo di risolvere il problema, spesso in modo fallimentare e con grande dispendio di energie. Tuttavia, la ricerca di una qualche sorta di soluzione reca con sé certo senso di sollievo e fa confidare che qualche cosa prima o poi cambierà la situazione.
Ma nelle ore notturne? Mancando il supporto dell’attività cosciente che cosa accade? L’inazione a cosa porta? Porta a subire lo tsunami delle emozioni derivanti dalle preoccupazioni, qualunque esse siano, e faticando a raggiungere una soluzione razionale, inducono un penosissimo aggrovigliamento mentale e conseguente disturbo del sonno.
Inoltre, uno degli aspetti più penosi è anche il senso di solitudine che amplifica il sentirsi abbandonati a sé stessi, incapaci di trovare soluzioni e dal non avere sostegno e aiuto dal mondo circostante.
Avendo provato personalmente questo stato di impotenza notturna, essendo una persona umana, per di più conoscitore della mente dell’uomo in certe condizioni, ho trovato una soluzione diversa da quella delle tecniche psicologiche e di rilassamento. Ovviamente è stato possibile solo dopo essere cresciuto nella fede, quindi aiutato dalla preghiera.
Alla consapevolezza dello spreco e dello struggimento sterile delle angosce del tempo notturno, ho fatto mia l’esperienza di quello che in altre occasioni ho chiamato “il cuore monaco”. Il “cuore monaco” è quello che anima l’intimo della persona capace di estraniarsi dai rumori del mondo per raccogliersi in una ristoratrice forma di introspezione.
In questo senso, il risveglio notturno (o l’insonnia), non è più visto come il conseguente frutto delle disastrose esperienze della veglia, ma come il richiamo al raccoglimento personale. Come se si trovasse collocati in un personale “monastero”, calati in un tempo silenzioso in cui ci si può dedicare unicamente al dialogo diretto con il Buon Dio.
Poiché ciò che anima il risveglio è certamente un problema grave e persistente, una preoccupazione, un’angoscia legata a fatti reali di non facile soluzione. A questo punto non c’è migliore interlocutore che Lui per dialogare e per rompere con la solitudine. Vien richiesta solo la massima sincerità e la disponibilità ad un rapporto intimo.
Il “cuore monaco”, pur aggravato da problemi, ci consente di sottrarci al rischio del logoramento psichico e diventa un prezioso luogo teologico per vivere una speciale esperienza mistica.
La mistica è lo strumento spirituale più potente per chiedere un aiuto, una grazia speciale, fosse anche una semplice ispirazione (che noi psicologi riduttivamente chiamiamo “insigth”) che permette di vedere il problema sotto una nuova luce, oppure ci faccia prendere coscienza dei personali errori. E non mi sembra poco!
Questo dirottamento spirituale sulla preghiera relativizza efficacemente i problemi addirittura trasformandoli in opportunità, in strumenti ascetici di crescita nella fede e di testimonianza per tutti coloro i quali ruotano intorno alla questione.
