Il termine “copione” si presta bene a rappresentare una scena sia in ambito teatrale che psicologico. La caratteristica del copione è quella della ripetitività in tanti aspetti della vicenda: la scena, la trama (in particolare nel prologo e nell’epilogo), per finire ai ruoli degli attori (principali e comparse) con le loro caratteristiche psicologiche.
Per poca possa essere la cultura storica dell’uomo della strada, tutti concordano su un principio: il genere umano mostra di non imparare nulla dalla storia. Continua a ripetere gli stessi errori rammentandosene alle prime avvisaglie che la vecchia tragedia si riaffaccia all’orizzonte. Insomma, il copione si ripete!
Nell’ultimo secolo, soprattutto nel mondo occidentale, questa reiterazione è diventata drammatica e peggiorativa nelle conseguenze.
La Prima Guerra Mondiale in cui ci sono stati decine di milioni di morti sia negli eserciti belligeranti che nelle nazioni coinvolte, non ha impedito che soltanto dieci anni, dopo solo in Europa, si siano generati almeno tre sconvolgimenti: la Rivoluzione di Ottobre (1917) con l’evoluzione nello stalinismo (1928-29), l’avvento del nazismo in Germania (1933) e del fascismo in Italia (1922). Tutte e tre preceduti da tristi avvisaglie sulla modalità ideologica che avrebbe intriso la loro gestione del potere. Avvisaglie chiare ma che hanno incontrato una colpevole superficialità.
Le analisi degli storici si sono fondamentalmente soffermate sui fatti che hanno caratterizzato la salita al potere e il declino di alcune nazioni (o imperi). Disparità di forza militare, errori tattico-strategici nella gestione degli eserciti, e così via. Pochi hanno centrato l’origine degli assi delle tragedie che hanno sconvolto l’occidente. Solo dopo molti anni si è cominciato prendere atto che vi era un filo conduttore che legava tra loro le potenze più bellicose: il profilo psicologico dei loro leader quali attori principale, il loro cast e la platea.
Tutte queste derive locali sono andate ad assommarsi fino a sfociare in una Seconda Guerra Mondiale le cui conseguenze non hanno bisogno di essere dettagliate visto che ormai fa parte dei programmi di storia.
Adol Hitler, Josef Stalin, Benito Mussolini sono stati tre capi di Stato animati da uno sfrenato narcisismo, smania di potere, ferocia nel detenerlo, unitamente a una diabolica capacità di manipolazione delle masse e migliaia di persone fascinate al punto di sostenere i loro progetti.
I Paesi Europei per un tempo troppo lungo avevano pensato di avere a che fare con statisti energici e decisionisti, pensando cioè di poter gestire la situazione sul piano dell’aggiustamento di rapporti diplomatici. Nel frattempo, milioni di persone morivano nei campi sterminio e di prigionia in diverse parti d’Europa.
Mezzo secolo dopo, siamo negli anni ‘90 del secolo di nuovo la guerra in Europa con la tragedia della guerra Serba-Bosniaca, dove eccidi feroci da parte serba si sono perpetrati sotto l’impotenza (l’indifferenza) europea per lunghi anni. La distruzione del regime iracheno, in cui per colpire uno psicopatico dittatore si è dovuto ricorrere alla menzogna (le armi di distruzione di massa) e uccidere centinaia di migliaia di persone innocenti. Lo stesso è accaduto in Libia e ora in Palestina dove siamo arrivati alla soglia di 80.000 morti.
In questo momento lo scenario della tragedia sul palco della storia di tre continenti e il copione recitato, non sono molto diversi da quello di ottanta anni fa. Sono anni che vien detto (ma in maniera vile solo dietro le quinte) che gli attori principali sono dei folli dittatori o prepotenti, il cui obiettivo è di spartirsi il potere sul pianeta. Tristemente dobbiamo però rimarcare che da soli poco potrebbero fare se al loro fascino del potere non ci fosse una corte fascinata e compiacente. La moina degli accordi politico-economici che i media ci propinano, è solo una strategia per dare il fumo negli occhi a chi giocoforza sta in platea, e, come nel passato, si dovrà scontrare con la completa inaffidabilità degli attori principali capaci bellamente di cambiare canovaccio in corso d’opera a loro uso e consumo. L’Europa e i cosiddetti alleati, stato giocando una partita sporca sulla pelle della gente, camuffandola con il “male minore”, con il “non possiamo fare a meno di”, oppure con lo spauracchio di una guerra che stanno scatenando loro stessi. Se andiamo a vedere con attenzione analizzando il profilo psicologico degli attori di oggi andiamo dai deliri di onnipotenza in quelli principali costellati di blandizie e minacce, al godimento narcisistico del cast nel sentirsi protetti dai potenti, fino alla paranoia delle comparse il cui compito è quello di fare da veicolatori dei messaggi elaborati per fini subdoli e manipolatori.
Giunto alla conclusione mi preme accennare al fatto che l’affermazione biblica, allargata all’umanità intera, che siamo tutti “un popolo di dura cervice” è più che mai vera e senza tempo. Così come la dimenticanza è più forte della memoria, O peggio ancora ricordiamo e si dimentichiamo a seconda del percorso ideologico si sta seguendo,
Ora il lettore potrà, in piena libertà, mettere nomi e cognomi alla locandina appesa fuori il teatro della storia. A chi osserva sconcertato e ne paga le conseguenze, non rimane che sperare che questa umanità si svegli, si liberi del ruolo passivo in cui è stata relegata e, invece solo di studiare la storia quale esercizio culturale, ne faccia memoria e tesoro a cominciare dal prendere atto che “i corsi e ricorsi storici” non sono una leggenda metropolitana, ma una dura realtà in cui prima o poi qualche generazione dovrà fare i conti.
