LA VITA IN UNA LACRIMA

da | Ago 4, 2025 | BLOG

LA VITA IN UNA LACRIMA

da | Ago 4, 2025 | BLOG

Riflettiamo: che cosa sono per noi le lacrime? Nel sentire comune, sono molteplici i significati che gli si possono conferire: quello più scontato, forse banale e anche un pò materialistico, le lacrime sono un secreto biologico degli occhi che esprime una normale o patologica reazione ad una irritazione di varia origine. Il significato invece, più legato alla nostra sensibilità, è la componente fisiologica di una emozione intensa sia essa di gioia che di dolore. Infatti, una barzelletta ben raccontata o un lutto grave conducono alla stessa reazione di pianto.

L’ultimo è quello psicologico che comprende il pianto di rabbia e di impotenza di fronte ad una sollecitazione a cui non si riesce a fare fronte. Quindi sono innumerevoli gli eventi emotivamente pregnanti che ci conducono ad avere le guance rigate di lacrime.

A questo punto cosa possiamo dire di nuovo sulle lacrime, o addirittura di una singola, lacrima? L’analisi fattuale ci dice che ogni singola lacrima, lungi dall’essere una goccia di liquido salino e incolore, racchiude fatti, emozioni, eventi che con certezza si sono impressi in maniera, talvolta indelebile, nella nostra memoria. Ogni lacrima diventa allora il backup di una storia, bella o brutta che sia, e che costituisce l’intero film della nostra vita. Al suo interno si sciolgono passioni, dolori, delusioni, aspettative, gioie intense che talvolta, nel rieditarsi grazie alla memoria, generano l’originaria reazione emozionale e sentimentale: il pianto.

Nell’approfondire questo significato appena abbozzato, domandiamoci: noi personalmente che valore diamo alle nostre lacrime e a quelle delle persone che condividono con noi momenti forti della vita? Abbiamo la sensibilità di soffermarci tentando di entrare nel loro intimo con cuore disponibile a condividere e a comprendere? Purtroppo, non sempre si trova questa sensibilità. Basti ricordare la becera pedagogia di un tempo, per fortuna passata, in cui i genitori dicevano ai figli anche in malo modo: “Non devi piangere”. Oppure privilegiando il figlio maschio di una certa anti-pedagogia inveivano dicendo: “I maschi non piangono!”.

Dobbiamo ammettere che talvolta in maniera incolpevole di fronte alla sofferenza di chi si dibatte in una malattia (o in qualunque forma di dolore) e condivide i suoi patemi anche con l’intimità delle lacrime, più facilmente (pensando di fare bene) si cerca di minimizzare con facili inviti ad un ottimismo disconnesso con la gravità della situazione. Io penso che questa reazione di fronte al dolore di chi si ama non sia frutto di insensibilità, anzi forse sono proprio quelle lacrime che ci mettono in difficoltà rendendo insopportabile accoglierle. Il segno più credibile che si è compreso il dramma della persona sofferente, qualunque sia ragione, potrebbe essere un semplice abbraccio, caldo e silenzioso. Poche parole che possono permettere alle lacrime di entrate in sintonia e di parlarsi.

Non una volta, nella mia lunghissima professione di psicoterapeuta, mi sono trovato a trattenere a stento le lacrime di fronte ad un paziente che in maniera accorata ed emozionalmente viva, mi apriva il suo cuore mostrandolo con fiducia ed abbandono.

Saper decodificare quanto racchiuso in una lacrima è un grande dono sia per chi comprende che per chi vorrebbe essere compreso. Che meraviglia! Tutto, però, può essere raggiunto solo con una iniziale e corretta valorizzazione delle lacrime.

A questo proposito la cronaca giornalistica ci mostra, quasi quotidianamente, come gesti di crudeltà e ferocia continuano ad essere perpetrati dopo che la vittima ha certamente implorato, anche piangendo, al suo carnefice di smettere. Tutti ci chiediamo come sia possibile. Il dolore e le lacrime, che in alcuni sciolgono il cuore, in altri scatenano impulsi beluini. Mistero dell’imperfezione umana di cui si può cogliere il senso solo speculando sulla natura del bene e del male.

Concludendo possiamo dire che solo uno sguardo capace di andare oltre la scena, la cui linea di confine spesso è un semplice pianto, ci rende capaci di farsi “prossimo per qualcuno” che ha bisogno di noi, come cirenei. Attenzione però, non siamo nell’ambito della pietà, che spesso crea più un solco di divisione che vicinanza, ma siamo nella com-passione ovvero nella disponibilità piena a condividere tutto l’insieme, dalla scena fattuale della storia a quelle delle lacrime che rappresentano la cartina tornasole di quello che si muove nella mente, nel cuore e nell’anima.

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