• Sab. Ott 24th, 2020

L’UOMO FRAINTESO E IL DIO INATTESO

DiDiac. Ermes Luparia

Gen 8, 2015
Christian Albini
(articolo tratto da sperarepertutti.typepad.com)
C’è un tema che attraversa tutto il Vangelo di Marco e che, a ben vedere, è il tema del Vangelo, il centro di gravità attorno al quale il testo ruota. È la questione dell’identità di Gesù.
Chi è Gesù? Non si tratta di trovare la risposta esatta a un problema matematico, perché non c’è una dimostrazione da formulare. È la chiamata a una presa di posizione personale: chi è Gesù per me? Il che equivale a dire: in quale volto di Dio credo? E di conseguenza: che cosa significa credere in Dio, essere discepoli di Gesù? Come dovrebbe essere la chiesa, nel “sogno” di Gesù? Il Vangelo è una parola che mi chiama, mi provoca a decidere della mia vita, perché tocca le corde della mia umanità. Lo si vede bene, dopo la sezione delle controversie, nel testo di Mc 3,7-31.
 
C’è molta gente che cerca Gesù, che lo vuole vedere e toccare, vere e proprie folle (cfr. 3,7-8). Vogliono i miracoli, vogliono essere guariti da quest’uomo che sembra avere grandi poteri. Gesù è diventato un uomo di successo, ma invece di sfruttare il momento e di cavalcare l’onda, si sottrae. Gli spiriti maligni cadono ai suoi piedi gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!» (3,11). Se accadesse oggi, ci aspetteremmo un Gesù sotto i riflettori, che spopola nelle immagini e nei video condivisi sui social network. Guardate il Figlio di Dio! Gesù, invece, impone il silenzio. Non vuole che si dicano queste cose di lui. È quello che gli esegeti chiamano “il segreto messianico”.
Seguendo questa scelta di anti-popolarità, Gesù si ritira su un monte, fuori dalla mischia, e sceglie i dodici apostoli, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni (3,14). Gli apostoli sono chiamati a stare con lui e a fare come lui, a camminare lungo la sua via, ad assumere il suo stile. E subito dopo si capisce il motivo del suo comportamento, perché la via del Vangelo è una via che viene fraintesa, anche dalle stesse persone religiose.
Proseguendo la lettura, infatti, vediamo che i parenti di Gesù lo credevano pazzo (cfr. 3,21) e gli scribi lo accusavano di essere lui stesso posseduto dal demonio (cfr. 3,22). Il successo è dolce, a un buon sapore, è un vino che ubriaca facilmente, perché ci illude di essere importanti. Ma il successo è anche bugiardo, si ferma all’immagine e all’apparenza. La gente vedeva in Gesù un uomo di potere ed era pronta a seguirlo, ma sarebbe stato per i motivi sbagliati. E lui lo spiega: «Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella o madre» (3,35).
Gesù non vuole essere il padrone di nessuno, vuole fratelli e sorelle che come lui imparino a fare la volontà di Dio, cioè imparino ad amare. E il segno dell’amore è la morte in croce, il contrario del potere. È solo sulla croce che si capisce davvero chi è il Figlio di Dio e a riconoscerlo per come è veramente è un pagano, il centurione (cfr. 15,39).
Ecco il motivo del “segreto messianico”. Gesù capisce che la gente fraintenderebbe lui e fraintenderebbe Dio, il quale non è un imperatore celeste a cui inchinarsi attendendo dei favori da lui. Porta gli apostoli sul monte, perché non vuole che si facciano un’idea sbagliata. Il loro compito non è diventare autorità religiose, ma annunciare il Vangelo e aiutare i sofferenti. Per amore, non per conquistare adepti!
Gli apostoli devono imparare a non credersi migliori degli altri, padroni delle coscienze; devono imparare a servire, più che a essere serviti. Come il loro maestro. È il motivo per cui papa Francesco da fastidio a certi uomini di chiesa, quando ricorda queste cose. Bisogna fare attenzione a chi parla tanto del bene dell’uomo, di Dio, della verità, ma con il linguggio dell’autorità e non con quello dell’amore.
Lo scopo della chiesa non è essere una sorta di partito religioso che deve affermare le sue posizioni, acquisire importanza e sbaragliare i propri nemici. Il suo unico scopo è vivere e testimoniare il Vangelo, la legge dell’amore.

Diac. Ermes Luparia

Marco Ermes Luparia, è nato a Roma il 27 Agosto 1950. Sposato con Leda Diodovich dal 1974, è padre di due figli (Cristiano e Damiano). Ordinato Diacono Permanente nella Diocesi di Roma nel 1995. Laureato in psicologia Clinica presso l’Università la Sapienza di Roma nel 1977 e successivamente specializzato in Psicoterapia Analitica nel 1981, in Psicoterapia Didattica nel 1983; formato in Medicina Psicosomatica nel 1981 ed in Bioetica presso l’UCSC di Roma nel 1993. Laureato in Scienze Religiose presso ISSR della Pontificia Università Lateranense nel 1993. Ha insegnato Antropologia Prenatale e Psicologia Clinica presso l’ISOE dell’Università di Urbino. Attualmente insegna Psicologia Vocazionale presso il Master per la Formazione di Psicoterapeuti Vocazionali del ISSR della Pontificia Università Lateranense (in collaborazione con l’Apostolato Accademico Salvatoriano). Presidente e Fondatore dell’Apostolato Accademico Salvatoriano (Ass. Pubblica di fedeli). Presidente-Fondatore dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici (AIPPC). Ha pubblicato numerosi lavori nell’ambito della Psicologia Clinica, Psicologia Prenatale e Psicologia Vocazionale, Psicologia e Spiritualità della Famiglia.