Christian Albini
(articolo tratto da sperarepertutti.typepad.com)
C’è un tema che attraversa tutto il Vangelo di Marco e che, a ben vedere, è il tema del Vangelo, il centro di gravità attorno al quale il testo ruota. È la questione dell’identità di Gesù.
Chi è Gesù? Non si tratta di trovare la risposta esatta a un problema matematico, perché non c’è una dimostrazione da formulare. È la chiamata a una presa di posizione personale: chi è Gesù per me? Il che equivale a dire: in quale volto di Dio credo? E di conseguenza: che cosa significa credere in Dio, essere discepoli di Gesù? Come dovrebbe essere la chiesa, nel “sogno” di Gesù? Il Vangelo è una parola che mi chiama, mi provoca a decidere della mia vita, perché tocca le corde della mia umanità. Lo si vede bene, dopo la sezione delle controversie, nel testo di Mc 3,7-31.
 
C’è molta gente che cerca Gesù, che lo vuole vedere e toccare, vere e proprie folle (cfr. 3,7-8). Vogliono i miracoli, vogliono essere guariti da quest’uomo che sembra avere grandi poteri. Gesù è diventato un uomo di successo, ma invece di sfruttare il momento e di cavalcare l’onda, si sottrae. Gli spiriti maligni cadono ai suoi piedi gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!» (3,11). Se accadesse oggi, ci aspetteremmo un Gesù sotto i riflettori, che spopola nelle immagini e nei video condivisi sui social network. Guardate il Figlio di Dio! Gesù, invece, impone il silenzio. Non vuole che si dicano queste cose di lui. È quello che gli esegeti chiamano “il segreto messianico”.
Seguendo questa scelta di anti-popolarità, Gesù si ritira su un monte, fuori dalla mischia, e sceglie i dodici apostoli, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni (3,14). Gli apostoli sono chiamati a stare con lui e a fare come lui, a camminare lungo la sua via, ad assumere il suo stile. E subito dopo si capisce il motivo del suo comportamento, perché la via del Vangelo è una via che viene fraintesa, anche dalle stesse persone religiose.
Proseguendo la lettura, infatti, vediamo che i parenti di Gesù lo credevano pazzo (cfr. 3,21) e gli scribi lo accusavano di essere lui stesso posseduto dal demonio (cfr. 3,22). Il successo è dolce, a un buon sapore, è un vino che ubriaca facilmente, perché ci illude di essere importanti. Ma il successo è anche bugiardo, si ferma all’immagine e all’apparenza. La gente vedeva in Gesù un uomo di potere ed era pronta a seguirlo, ma sarebbe stato per i motivi sbagliati. E lui lo spiega: «Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella o madre» (3,35).
Gesù non vuole essere il padrone di nessuno, vuole fratelli e sorelle che come lui imparino a fare la volontà di Dio, cioè imparino ad amare. E il segno dell’amore è la morte in croce, il contrario del potere. È solo sulla croce che si capisce davvero chi è il Figlio di Dio e a riconoscerlo per come è veramente è un pagano, il centurione (cfr. 15,39).
Ecco il motivo del “segreto messianico”. Gesù capisce che la gente fraintenderebbe lui e fraintenderebbe Dio, il quale non è un imperatore celeste a cui inchinarsi attendendo dei favori da lui. Porta gli apostoli sul monte, perché non vuole che si facciano un’idea sbagliata. Il loro compito non è diventare autorità religiose, ma annunciare il Vangelo e aiutare i sofferenti. Per amore, non per conquistare adepti!
Gli apostoli devono imparare a non credersi migliori degli altri, padroni delle coscienze; devono imparare a servire, più che a essere serviti. Come il loro maestro. È il motivo per cui papa Francesco da fastidio a certi uomini di chiesa, quando ricorda queste cose. Bisogna fare attenzione a chi parla tanto del bene dell’uomo, di Dio, della verità, ma con il linguggio dell’autorità e non con quello dell’amore.
Lo scopo della chiesa non è essere una sorta di partito religioso che deve affermare le sue posizioni, acquisire importanza e sbaragliare i propri nemici. Il suo unico scopo è vivere e testimoniare il Vangelo, la legge dell’amore.