MIO FIGLIO MI OD!A!

da | Ott 13, 2026 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

MIO FIGLIO MI OD!A!

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Non potete immaginare le volte in cui, nelle sedute di psicoterapia, ho sentito questo grido accorato da parte di genitori che, con le lacrime agli occhi, mi chiedevano aiuto su come affrontare gli inevitabili conflitti generazionali in cui le intemperanze adolescenziali prendevano una piega al calor rosso soprattutto nell’aggressività verbale condita da comportamenti di rifiuto totale e di sfida.

Dal momento che ogni tentativo da parte loro si andava ad infrangere sulla chiusura totale e visto che non si trovava nessuna strategia di ricomposizione del conflitto, non rimaneva altro che ricorrere allo specialista che in qualche caso ero io.

Onestamente non so se io sia mai riuscito a soddisfare pienamente le aspettative, soprattutto delle madri affrante, ma penso di avere offerto almeno un minimo di ridefinizione del problema.

Perché ridefinizione? Perché il focus della richiesta genitoriale quasi sempre era: dove abbiamo sbagliato? La domanda è di per sé naturale se avevo di fronte persone intelligenti, sensibili e capaci di senso critico. Poiché il mio contributo sopravveniva sempre dopo un lungo sforzo personale (e di coppia) per trovare le cause del conflitto e a seguire la sua soluzione, mi sono chiesto se in questa ricerca si celasse un errore strutturale nell’approccio. Mi spiego meglio: un errore strutturale è una modalità fallimentare di affrontare il problema che non dipende da errori commessi a monte o in itinere nella gestione domestica del conflitto, bensì da elementi sovrapersonali come il fatto, per esempio, che il figlio (o la figlia) sono entrati nell’adolescenza e di conseguenza la dimensione genitoriale avrebbe avuto bisogno di naturali aggiustamenti.

A dirlo è facile, ma nella realtà richiede un grande sforzo. da parte di un padre o di una madre, accettare che un figlio stia crescendo e che nella crescita possano apparire elementi di sfida prima assenti. Normalmente essi non significano “essere contro” qualcuno, ma affermare sè stessi, mettersi alla prova. Dobbiamo essere onesti, siamo nella fase in cui i figli si comportano come un elefante in un negozio di cristallerie, vale a dire che, come si muovono, fanno sempre qualche danno. Questo è un classico esempio di una visione strutturate (sovrapersonale) dell’adolescenza. Non c’è nessuna intenzione consapevole di volere ferire qualcuno, meno che mai le persone che si amano, ma per loro non è possibile diversamente. Lo strappo è lo scotto per crescere!

In questa opposizione e ribellione a trecentosessanta gradi, i genitori che fino a quel momento avevano fondato il rapporto con i figli sull’amore, cadono rapidamente nella tentazione di traslare il conflitto dal piano cognitivo-comportamentale a quello affettivo. E’ qui che inevitabilmente appare la dolorosissima conclusione: mio figlio non mi vuole bene!

Questa è la vera trappola! È l’origine del fallimento di ogni altro possibile tentativo di comprensione e di conciliazione. Ogni gesto di rifiuto, ogni scontro anche piccolo, ogni gesto ostile, ogni silenzio viene vissuto come un pugno nello stomaco, un pugno che fa piegare in due dal dolore. Dal dolore alla confusione il passo è breve e nella confusione le reinterpretazioni portano a gesti inconsulti che non solo non risolvono, ma allontanano dal più naturale fattore per le soluzioni: Il tempo.

Se i genitori riescono ad uscire dalla logica perversa della ferita al cuore e si convinceranno che i figli li amano, ma che non possono abdicare al processo di crescita, interromperanno la spirale terribile delle mutue colpevolizzazioni da cui non se ne esce e che conduce a scontri sempre più cruenti.

Certamente questo cambio di postura da una certezza pessimistica e fallimentare ad un’altra fondata sulla positività e sulla speranza non è facile. Ma quando ciò avviene anche gli errori educativi (inevitabili: “Chi non ama non sbaglia!”) diversi da quelli strutturali e avranno un contesto più favorevole per essere risolti. Questo alla fine é stato il mio lavoro per mezzo secolo, accompagnare genitori disperati pronti ad arrendersi e a cedere le armi.

La pericolosissima resa di cui sto parlando poteva prendere due direzioni, ambedue antipedagogiche. La prima abdicare all’autorità genitoriale e mollare il timone della nave lasciando liberi totalmente i figli, evitando gli scontri nella convinzione di essere voluti più bene. Così facendo non si pongono come interlocutori dei figli accettando la fatica con i tempi e le modalità del confronto che variano con il crescere dell’età; la seconda, ugualmente negativa (anzi peggiore), è quella autocolpevolizzazione con conseguente inclinazione ad una sorta di eterno risarcimento. Ogni richiesta viene soddisfatta non per amore, ma per sensi colpa. I figli, più che mai se adolescenti, colgono questo atteggiamento di debolezza giocando le loro carte a proprio vantaggio. Purtroppo, questo meccanismo rischia di andare oltre i limiti dell’adolescenza e protrarsi fino all’età adulta innescando problematiche più gravi, soprattutto nell’ambito lavorativo e nella vita di relazione, compresa quella affettiva.

In conclusione, il messaggio che ho voluto dare ai genitori che hanno avuto la ventura di imbattersi in questo mio breve scritto, è che la legge dell’amore non è fatta di criteri utilitaristici, bensì passionali. La passione è un sentimento complesso dove il dolore e la gioia si fondono per un bene superiore, l’amore per i figli! La fatica e l’obiettivo da raggiungere sono inscindibili, inoltre più l’obiettivo è elevato e più la fatica è maggiore, ma anche il risultato è più nobile. E cosa c’è di più nobile che tenere fermo il timone accompagnando i figli nella loro navigazione, affrontando con loro i marosi e godendo del mare calmo? Il tempo della tempesta passerà, possiamo esserne certi, per questo non lo si può mollare anche se le braccia fanno male e la tentazione di mandare il bastimento alla deriva è forte.

Lascio questi pensieri di speranza, sperimentata da me personalmente: abbiate la certezza che nel futuro tutto sarà dimenticato e lascerà il passo alla maturità e a nuove relazioni. forti e adulte.

Per commenti diaconoermes.blog@gmail.com