NOVA MENS! LETTERA AI GIOVANI

da | Set 9, 2026 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

NOVA MENS! LETTERA AI GIOVANI

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Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente” (Lettera di S. Paolo agli Efesini)

Ho volontariamente omesso la seconda parte dell’esortazione di S. Paolo che riguarda le aspettative di Dio in modo da renderla il più possibile accettabile anche per chi non crede; tuttavia, rimane nel mio cuore di credente.

Questo invito di San Paolo è quanto mai attuale e dovrebbe essere preso con molta serietà dei giovani di oggi che, nell’illusione di vivere una libertà assoluta sono incatenati mani e piedi se non legati a fili invisibile, sono mossi da un burattinaio invisibile che cavalcando le giuste aspirazioni, non fanno altro che fabbricare bisogni sempre nuovi che, in quanto tali, non consentono di uscire dai condizionamenti, pena una sofferenza che non intendono affrontare.

Se mi rifaccio agli anni della mia gioventù, dove erano gli ideali a muovere il cuore e la mente, non la proposta del mondo degli adulti che sognavano per noi una vita iper-adattata ai criteri del tempo. Tra tuti prevalevano gli Ideali di giustizia in un periodo storico dove ancora nel mondo si svolgevano guerre cruente incomprensibili (ad es. Vietnam) con decine di migliaia di morti. E ancora atti di prepotenza dittatoriale impregnati di ingiustizia (ad esempio l’invasione della Cecoslovacchia) che erano insopportabili per la nostra coscienza nonostante i genitori ci invitassero a non esporci accettando la storia così come si svolgeva davanti a noi.

Più di mezzo secolo fa i giovani più che ribellarsi ad un potere si ribellavano allo sfregio di alcuni valori, sfregio che si sta perpetrando ancora oggi. La giustizia, la violenza come strumento di potere di uno sull’altro, la fame nel mondo a fronte dello spreco, lo scempio dell’ecosistema, la rivalità sfrenata che mette i giovani ancora di fronte alla barbara logica dell’Homo Homini lupus.

La morte della pedagogia, intesa come un accompagnamento olistico dei giovani ad esser gli adulti di domani nella prospettiva del vir, non inteso come qualità di genere, ma come indicatore di valore dell’essere umano capace di affrontare l’esistenza con coraggio e con maturità. Invece a questa prospettiva è stato sostituito addirittura uno sfacciato criterio di merito inteso come punto di forza di quelli che un giorno saranno produttori di merce da comperare o vendere sul mercato della vita. Un Ministero dell’Istruzione che osa aggiungere del “merito” é colpevole di pura blasfemia per chi vorrebbe amare (o porgere) la cultura in quanto tale non quale mezzo per arrampicarsi sulla scala sociale saltando sulla testa degli altri. I giovani dovrebbero rigettare questa logica rappresentando il loro dissenso nel non voler conformarsi alla logica del mondo dell’istruzione pretendendo che, per osmosi, il loro bisogno venga ascoltato da chi per primo dovrebbe dare una svolta al loro futuro. Mi risuonano le parole di una giovane Pakistana di sedici anni Malala Yousafza, dopo essere stata gravemente ferita dai talebani, nel 2012 in una assemblea dell’ONU prese la parola, disse con coraggio e decisione:

Cari fratelli e sorelle, ci rendiamo conto dell’importanza della luce quando vediamo le tenebre. Ci rendiamo conto dell’importanza della nostra voce quando ci mettono a tacere. Allo stesso modo, quando eravamo in Swat, nel Nord del Pakistan, abbiamo capito l’importanza delle penne e dei libri quando abbiamo visto le armi. Il saggio proverbio “La penna è più potente della spada” dice la verità. Gli estremisti hanno paura dei libri e delle penne. Il potere dell’educazione li spaventa…Cerchiamo quindi di condurre una gloriosa lotta contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo, dobbiamo imbracciare i libri e le penne, perché sono le armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo. L’istruzione è l’unica soluzione.

Nel 2014 gli venne conferito il Premio Nobel per la pace.

Per non parlare dei lacci della manifestazione estetica impregnata dal principio del piacere. Ancora non bastano tutti quegli episodi di disperazione di chi non riesci a stare dietro ai criteri del “piacere”, sia di persona che sui social? I cattivi maestri foraggiamo questo modo di pensare invitando i giovanissimi ad essere liberi in assoluto in quanto loro “diritto”, e invece li gettano nelle fauci di chi li possiede anima e corpo e, con disprezzo, li usa e li getta. Tra questi scellerati ci sono anche molti genitori che, vittime della “sindrome di Peter Pan”, sono più adolescenti dei loro ragazzi esponendoli così a rischi di cui si accorgono quando ormai la tragedia è avvenuta.

L’esaltazione della manifestazione estetica dell’apparire e non dell’essere anche se si è contro corrente. La bellezza e l’eleganza sono un valore eterno da riconoscere. Non è questo il punto. Ma quando bellezza e eleganza diventano una schiavitù attraverso la quale il giovane misura il suo valore nel mondo le cose cambiano. A questo punto forse qualcosa deve essere rivisto. Ma dal giovane che spesso eredita dalla famiglia questa visione estetica dell’essere nel mondo. Spesso questo idolo viene trasmesso in giovanissima età. Basti vedere quanti bambini e bambine nell’infanzia vengono “conciati” come se fossero dei min-adolescenti. I genitori che li accontentano e godono delle carinerie fuori tempo dei loro figli non sanno che questa gioia del bambino precede la sofferenza, da lì a qualche anno, di non avere più nulla da desiderare.

Il domani è nelle mani dirette dei giovani, quello che invece si prospetta oggi con questi malevoli condizionamento, è un domani scritto da altri sulle pagine della loro vita. Un destino che illusoriamente appare in loro possesso solo qualora vengano accettate le regole del bieco proponente, che non agisce certo per amore, bensì per interesse.

I giovani per loro natura sono inclini al bello e al buono, sono curiosi, hanno voglia di sapere e di conoscere, si tratta solo di aiutarli a prendere coscienza delle loro potenzialità e ad appropriarsi dei loro sogni a dispetto di chi li vuole disincantare o deviare verso percorsi svalorizzanti la persona e la vita.

In conclusione, desidero citare un solo esempio di un giovane di venti anni che non si è conformato ai criteri del suo tempo: Karol Woytyla (poi Papa San Giovanni Paolo II). In un periodo storico in cui la violenza nazista aveva generato timori terribili in Polonia, non si è lasciato prendere dalla paura. Ha sempre creduto nei valori condivisi con i suoi compagni di Università e si è opposto alle vessazioni naziste assistendo anche alla morte di amici e professori, senza mai fare un passo indietro. Lo stesso fece quando la barbara tirannia venne dal regime comunista sovietico da cui venne minacciato di morte anche da Vescovo. San Giovani Paolo II è un vero esempio anche per i giovani di oggi, tempo in cui più che mai, risuona ancora oggi il suo forte: “Non abbiate paura”.

Per commenti: diaconoermes.blog@gmail.com