PAPEROPOLI: DAI FUMETTI ALLA REALTA’

da | Set 24, 2026 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

PAPEROPOLI: DAI FUMETTI ALLA REALTA’

da | Set 24, 2026 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

Chi, come me ha raggiunto una età in cui l’anno di nascita ruota intorno agli anni ’50 del secolo scorso, con certezza sarà entrato appieno nel mondo dei fumetti. D’altronde allora non c’era altro per accattivare la fantasia dei bambini e l’avvento del televisore in quegli stessi anni era privilegio di pochi. Perciò come non ricordare la domenica mattina (dopo la S. Messa) la tappa obbligata dal giornalaio dove avremmo certamente trovati quelli più gettonati e tra questi c’era il mitico “Topolino” di Walt Disney? La sua pubblicazione italiana, in formato libretto, iniziò nel 1949. Averlo tra le mani e desiderare di correre a casa per sfogliarlo erano il frutto di una incontenibile eccitazione!

Per noi piccoli lettori, i personaggi non erano solo l’immagine grafica di una vicenda che doveva essere ben rappresentata e accattivante (i disegnatori della Walt Disney erano fantastici), ma dovevano rispondere anche al canovaccio della storia e i personaggi esaltarne i significati ed essere rappresentativi di una realtà, seppur fantastica, che doveva favorire una certa identificazione.

Proprio su questo ultimo punto verte questo blog. Alla luce della maturità di chi scrive, sorge la domanda: sono solo personaggi da fumetti o sono la rappresentazione di una realtà sociale del tempo che viene rappresentata in modo comico?  Certamente la parte giocosa è stata la chiave di volta del successo del fumetto e noi bambini potevano cogliere solo quella.

Ma guardandomi intorno sulla realtà attuale, dove pochi personaggi hanno attirato i riflettori per il loro successo, il loro potere, e la loro ricchezza e di contraltare altri subalterni e gregari relegati all’angolo della storia come comparse, mi chiedo se dietro quei personaggi a suo tempo divertenti fosse criptata una sorta di profezia. In verità essi erano già la macchietta di figure del loro tempo, i Rothschild la cui avventura americana iniziò alla fine del 700 dopo essere partito dal ghetto di Francoforte; i Ford che rivoluzionarono il mondo dell’automobile; la famiglia Rockefeller che costituì il suo patrimonio sul petrolio a partire dalla metà dell’800, e così via. Tutte famiglie che hanno accumulato immense fortune e che ancora oggi detengono un enorme potere economico in USA e non solo. A loro si sono aggiunti i Trump, i Mask, i Zuckerberg, i  Bezos. Per loro si deve far un discorso a parte in quanto il modello di accumulo della ricchezza è, per così dire, auto-generativo, ovvero si accresce in maniera autonoma seguendo il modello inziale (un po’ come l’Intelligenza Artificiale).

Ritornando al nostro fumetto, Il personaggio cardine è indubbiamente Paperon de Paperoni, vecchio avaro e accumulatore di ricchezza, attaccato maniacalmente ad ogni sua moneta, angosciato al solo pensiero di perderla (ricordiamo l’idolatria del “Primo cent”). Se un tempo questa mania ci ha fatto sorridere, prendiamo atto oggi del numero dei suoi emuli, plurimiliardari, accumulatori seriali di denaro e di potere, e la cosa si fa molto seria.

Accanto ai Paperoni di oggi c’è il povero disgraziato di Paperino, che deve barcamenarsi alla bene e meglio nella vita quotidiana dopo avere ricevuto mille rifiuti di aiuto da suo Zio, bellamente centrato sul suo ombelico. Avidità ed avarizia lo sappiamo vanno a braccetto. Il ricco ha bisogno del povero per esprimere meglio l’altra sua voluttà: il “potere su” direbbe Erich Fromm. Per questo nel cast del fumetto non poteva mancare un diseredato a fianco del nababbo.

Così come non poteva mancare il nipote strafortunato che senza alcun merito accumulava denaro (non fortune) e che, non casualmente, è stato chiamato dai redattori Gastone Paperone. Rappresentazione fumettistica del successo facile e del facile guadagno.  Gastone non ha bisogno di lavorare o di impegnarsi. Trova il denaro per terra, vince ogni concorso e ottiene sempre ciò che desidera grazie al puro e semplice destino favorevole.  Nei sogni di chi si immedesima in lui viene indotta una grande tentazione: la fortuna è come una pallina della roulette. Alla fin fine la ludopatia non si fonda forse su questa infantile fantasia che la ricchezza viene dal caso? Purtroppo, molti Gastone del nostro tempo alla fine vanno sul lastrico per questa illusione e quando si svegliano dal sogno sono costretti a scontrarsi con la cruda realtà.

Per i nipoti di Paperino, Qui, Quo, Qua il discorso si fa interessante e anche un po’ intrigante. Qui, Quo, Qua riuniscono in loro le tre più importanti famiglie di Paperopoli. Da parte di madre vantano una parentela con Paperino, loro zio, e Ortensia De’ Paperoni, loro nonna. Paperon de’ Paperoni è perciò il loro prozio materno. Il loro nonno materno è Quackmore Duck, il figlio di Nonna Papera, che perciò è la loro bisnonna materna e che si presenta come una tenera vecchietta.
Quindi i gemellini sono contemporaneamente imparentati con i De’ Paperoni, i Coot, grazie a Nonna Papera che è una discendente del mitico fondatore di Paperopoli e, ovviamente con i Duck.

La parentela da parte di padre rimane completamente sconosciuta (anche se è possibile che la loro zia paterna sia Paperina). Ecco che si prospetta un altro spaccato della realtà anche attuale: la ricchezza, il potere e il successo spesso sono il frutto di dinastie in cui però non tutti sono uguali almeno non a Paperopoli.

La Paperopoli di oggi non è più una città, ma tutto il mondo, un mondo completamente, o quasi, digitale. Il tempo della carta stampata, e più ancora dei fumetti, è tramontato. Sono altre le proposte ai giovani, impensabili in quegli anni, è l’immersione nel fantastico ad essere tangente ad una realtà virtuale che genera una potente fascinazione. Tuttavia, il messaggio subliminale insito in essi non è molto cambiato. Il mito della ricchezza del potere e del successo, la smania di diventare un Paperone è più vivo che mai. Sono i Paperoni di oggi ad alimentarlo illudendo la gente comune che tutti hanno la possibilità di diventarlo. Il risultato è che a fronte di pochissimi, a cui viene data la possibilità si entrare nell’algoritmo, ci sono milioni di persone a cui crolla l’autostima inducendoli nella tentazione del facile guadagno, anche attraverso il crimine. Si veda la Banda Bassotti, per la quale sotto, sotto noi piccoli lettori, per un non dichiarabile fondo di antipatia per quell’Avaraccio, facevamo il tifo.

Per commenti: diaconoermes.blog@gmail.com