Dopo la comunicazione da parte del Patriarcato dell’annullamento delle Processione Pasquale a Gerusalemme, causa la situazione bellica, con profonda tristezza ho pensato di sostituire il tradizionale cartoncino di auguri con un pensiero più articolalo nello stile dei blog.
Il silenzio sta calando su Gerusalemme proprio nei giorni dove, per secoli, le sue strade sono state riempite dall’inno dell’Osanna Figliò di David.
La Processione Pasquale, oggi, non è solo un fatto di tradizione, ma una liturgia che si rinnova ogni anno per scandire i punti forti della nostra fede di cui la Pasqua è “culmine e fonte”.
Più che mai in questo tempo la celebrazione della Pasqua si cala nel “qui e ora” della storia. Nel mondo cristiano disperso su questa terra la storia non è la stessa, ne dobbiamo essere consapevoli.
La Pasqua nelle comunità cristiane della Nigeria, del Sud Sudan, della Palestina, del Libano assume dei connotati tragici che trascinano il Popolo di Dio, che vive in quelle terre, ad essere parte integrante, un tutt’uno, con il Calvario di Cristo fino alla crocifissione. Se la fede Pasquale non fosse così forte e indefettibile in questi nostri fratelli, essi non si esporrebbero, alla stregua dei martiri, alla morte solo per non mancare alla Santa Messa. Quanto è edificante tutto ciò!
La nostra Pasqua è diversa, più liturgica, ma non provocata dalla vita vissuta. Mi domando allora quale sia il senso del rituale augurio “Buona Pasqua!”. Quando la Pasqua è buona e perché?
Innanzitutto, a mio avviso, la Pasqua non è né buona, né cattiva semmai può e deve essere Santa! Cosa cambia, qualcuno potrebbe eccepire! Cambia il senso profondo, il dato interiore, la provocazione che genera, sempre in modo diverso, nel nostro cuore. Cambia la nostra risposta, soprattutto cambia il significato “Comunionale” della Pasqua che elimina ogni barriera di tempo e di spazio rendendo UNO tutto il popolo Cristiano.
Proprio per questo senso di unicità posso affermare che non vi è una Pasqua più Santa di quella dei nostri fratelli chiamati oggi al martirio!
Nel silenzio di Gerusalemme si può intravedere con gli occhi del cuore, anche la tristezza del Padre a cui viene impedita la Contemplazione (compiaciuta) dei frutti del dono di suo Figlio al mondo e la risposta fedele di Cristo al Padre.
Dio stesso, nel silenzio di Gerusalemme, partecipa con i suoi figli, che condividono per una forte fede la passione e morte del Figlio, e con dolore si compiace per loro fedeltà.
Allora chiediamoci, che significato ha per noi la Pasqua, per noi che siamo fuori dal fragore delle bombe, dalle macerie e dall’odore della morte? Come possiamo vivere una Santa Pasqua?
Per i sacerdoti e i consacrati è rinnovare concretamente le promesse di “dare la vita per i propri fratelli”. Per tutti i cristiani iniziare un vero e proprio disarmo unilaterale liberandosi dalle proprie guerre interiori, dai tumulti del cuore, dalle ribellioni sterili, dalle rabbie violente che trasformano le relazioni in guerre fratricide
Questo è ciò che accade tra di noi anche senza andare nelle zone di guerra! La Santa Pasqua è allora per noi mettere mano al cantiere della nostra anima promuovendo ed esportando in primo luogo la pace del cuore, lasciando così il posto alla speranza alla luce della Resurrezione.
AUGURI DI UNA SANTA PASQUA 2026, DI PACE E DI COMUNIONE!
