QUINTO NON UCCIDERE

da | Mar 18, 2026 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

QUINTO NON UCCIDERE

da | Mar 18, 2026 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

Tra i Comandamenti che ci arrivano direttamente da Dio e lasciati a tutta l’umanità, solo due sono quelli meno considerati: “Onora il padre la madre” e “Non uccidere”. Il primo perché minimamente compreso nel suo significato più profondo. La maggior parte delle persone pensa che questo invito sia onorato solo da un atto di sussistenza che, pur mirato a provvedere alle esigenze vitali, non tiene conto della dimensione affettiva della relazione di cui anche le persone anziane hanno un gran bisogno. Non credo che in alcuna confessione qualcuno abbia riportato l’avere collocato un genitore in una casa di riposo senza che ci fosse un reale bisogno.

Per quanto riguarda il Quinto Comandamento la sorte non è molto diversa. Ringraziando il Signore il numero degli assassini è infinitamente minore rispetto a coloro che non hanno mai compiuto questo peccato mortale e sono lontanissimi dal compierlo.

Tuttavia, dobbiamo fare un distinguo. Non mi dilungo sulla storia piena di eventi criminosi di ogni genere imbattutisi nelle leggi umane ispirate al Quinto Comandamento e che condannano severamente l’omicidio.

Purtroppo, l’inclinazione naturale al thanatos, come ho già avuto modi di dire, ha avuto una liberatoria nei conflitti bellici dove la morale comune viene archiviata e assorbita dal “mors tua vita mea”. Il soldato che svolge il suo servizio (chi scrive lo è stato per molti anni) sa bene che prima o poi dovrà affrontare lo scontro cruento. E nello scontro non ci sono vie di mezzo!

Oggi, però, assistiamo ad una terribile metamorfosi della logica dello scontro. Innanzitutto, perché lo scontro fisico è ridotto al minimo visto l’uso di strumenti remoti di offesa (missili, droni, bombe) che riduce sia i rischi di perdere la vita sia la distanza morale tra l’evento e la coscienza.

Il riferimento alla coscienza è il punto più delicato di questo blog. La domanda è: la consapevolezza del dovere da svolgere deve necessariamente adombrare la coscienza e i suoi principi? Poiché non esiste una coscienza collettiva sarà sempre il singolo a rispondere se i suoi atti sono stati in ordine alle necessità belliche o sono andati oltre a causa di emozioni viscerali, primi fra tutti l’odio, la vendetta, la rabbia cieca.

Negli scenari di guerra di oggi in special modo quelli a noi più vicini, il confine tra il necessario e l’eccesivo è stato superato di gran lunga. Si è passati dalla battaglia tra eserciti all’accanimento verso gli indifesi: bambini donne, vecchi. Classificati come danni collaterali, incontrano il silenzio e l’approvazione implicita dei superiori che apparentemente riprovano e in realtà ne danno una copertura.

È singolare, ma è reale, uccidere in battaglia trova una sua giustificazione davanti alla coscienza e perfino agli occhi di Dio. Ma uccidere gli inermi accanendosi in maniera sadica e cinica, senza una ragione, è un vero e proprio omicidio.

Come nella guerra di Balcani, questo è lo scenario di due conflitti attuali: Russia-Ucraina, Israele e Palestina. Il primo è una guerra tra eserciti, il secondo è lo scontro tra uno degli eserciti più forti al mondo e poche migliaia di miliziani e due milioni di innocenti.

Tra Russi e Ucraini il confronto tra eserciti è fatto per lo più di attacchi missilistici e di droni, meno in scontri di fanteria. La cronaca ci dice però che i missili cadono anche in aree civili densamente popolate lasciando sul campo decine di morti incolpevoli ogni giorno. Il massacro di Bucha (Ucraina) da parte dei Russi è emblematico per definire la differenza tra la morte in battaglia e l’omicidio.

Lo stesso sta accadendo quotidianamente a Gaza. Nella striscia di Gaza e in Cisgiordania, non ci sono combattimenti, bensì un martellamento continuo dell’esercito israeliano su obiettivi che vengono sempre definiti autonomamente rifugio di “pericolosi terroristi”. Peccato che questi pericolosi terroristi si rivelano essere civili, tra cui molti bambini.

Una menzione particolare va fatta per gli innumerevoli check point israeliani, il cui compito sarebbe quello di vigilare su quanto di pericoloso possa avvenire nelle loro prossimità.  Ogni deroga alle regole di ingaggio che conduce all’uso delle armi, non può essere attestata da nessuno se non dagli stessi soldati. Quando alla fine l’evento si rivela cruento e ingiustificato, e viene istituita una commissione di inchiesta da parte israeliana, la conclusione si rivela essere sempre accomodata per difendere i sodati.

Questo senso di impunità ha aumentato a dismisura gli atti di gratuita ferocia da parte dell’IDF e dei coloni in Cisgiordania. Il soldato israeliano da combattente si è trasformato in un cecchino e come tutti i cecchini si diverte e gode a fare il tiro a segno come al luna park (così è stato anche a Sarajevo). Tanto sta uccidendo dei “cani”, per usare l’espressione usata da un soldato israeliano verso uno dei due bambini sopravvissuti al loro attacco in cui avevano ucciso i genitori e due fratellini. Del resto, questa disgustosa espressione è stata usata pubblicamente, all’inizio degli attacchi a Gaza, dal Ministro della difesa di allora Yoav Gallant (9 ottobre 2023), che ha definito i palestinesi (riferendosi in particolare ad Hamas) “animali umani”. I fatti ci dicono che fino oggi questo giudizio si è allargato impropriamente all’intera popolazione palestinese.

L’atto di cecchinaggio è un vero e proprio omicidio aggravato dalla vigliaccheria e rientra pienamente, e senza attenuanti, nelle leggi di Dio richiamando la Sua severa giustizia.

Questa logica feroce e deliberatamente ignorata dalle autorità aumenterà a dismisura questi atti efferati sui quali sta ricadendo lo sguardo inorridito del mondo. Tutti i telegiornali italiani narrano le vicende allo stesso modo e i termini si fanno sempre più espliciti e diretti, che qualificano i soldati israeliani come killer e cecchini senza cuore.

Ormai ciò che sta avvenendo in Palestina a Cisgiordania è chiaro all’opinione pubblica mondiale e i tentativi di difesa di Israele (come della Russia) stanno rasentando il ridicolo (se non fosse per il dramma degli scenari), visto che chi osserva ha una intelligenza che può essere annebbiata solo dall’adesione ideologica sottesa a queste azioni.

È inutile nascondersi dietro a un dito, il fine è sempre lo stesso: potere, possesso e dominio.

Ho sentito oggi in una trasmissione un commentatore politico che ha affermato che Israele non si fermerà né in Iran, né in Libano, né a Gaza, finché non avrà la certezza assoluta della sua sicurezza. Purtroppo, il procedere delle operazioni sembra rispondere più che alla sicurezza a quella che un tempo fu definita “soluzione finale”.

Dai nazisti, e una parte del popolo tedesco, anche gli ebrei furono identificati come un “pericolo esistenziale” al punto di legittimare la Shoà quale peggior genocidio della storia, almeno fino a questo tempo.

L’affermazione di Netanyahu somiglia tragicamente all’illusione di quel tempo e mi fa tremare l’idea fino a dove si possa spingere questo aberrante obiettivo.

Per ritornare al titolo vediamo tristemente che Cristiani Russi e Cristiani Ucraini si uccidono fra di loro, Mussulmani Sciiti si uccidono con Mussulmani Sunniti, ed è già terribile.

Aggiungendo poi che gli Ebrei disattendono la Torah in grandissima parte dei suoi dettami, tra cui liberare dallo Shabbat i soldati e le loro azioni di combattimento.

In conclusione, non si sfugge, nessuno di loro potrà avere giustificazione davanti al severo giudizio di Dio visto che le Tavole della Legge sono date per tutti, Israeliti, Cristiani, Mussulmani. Di questo ne dobbiamo essere certi!

I contenuti di questo Blog sono soggetti a copyright. Tuttavia, possono essere conditivisi in forma integrale (citando Fonte e autore)

www.apostolatosalvatoriano.it

apostolatosalvatoriano FB