REPETITA NON SEMPER JUVANT!

da | Ott 7, 2026 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

REPETITA NON SEMPER JUVANT!

da | Ott 7, 2026 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

L’uscita di questo Blog coincide con il terzo Anniversario della strage del 7 Ottobre in Israele e tutta la nazione si prepara alle commemorazioni di questo atto esecrabile di cui è impossibile dire il contrario. Anche chi scrive lo ha sempre considerato tale. Tuttavia questo mio giudizio morale sull’evento, da persona pensante, non mi ha impedito di analizzare nel dettaglio i fatti e cogliere, purtroppo, varie ombre che a distanza di tre anni continuano a sussistere e stanno incuriosendo moltissimi commentatori geopolitici e giornalisti di varie testate.

Senza voler ritornare sull’argomento che ho trattato ampiamente in un blog dal titolo “Ombre sul 7 Ottobre”, mi limiterò solo a cogliere alcuni elementi di similitudine con quanto accaduto sul velivolo del Air Dubai il 4 ottobre ultimo scorso con molti punti interrogativi su cui ci ritroviamo in tanti.

Il primo fondamentale. Anche se non è la mia opinione, sono moltissimi coloro i quali fin dalla prima ora hanno imputato la strage del “7 ottobre” solo ad una grave disattenzione dei Servizi Israeliani, Shin Bet in primo luogo, e dei vertici militari poi, in merito alle informazioni fornite dall’Egitto di un imminente attacco terroristico di Hamas. Per arrivare, infine, alla sottovalutazione dell’allarme, dato poco prima dell’attacco dall’esiguo corpo di guardia militare di stanza al valico di Rafah, valico che confina con Gaza e in cui si sono radunati migliaia di giovani.

A questo punto la tesi della disattenzione si indebolisce notevolmente.  Mentre prende forza l’ipotesi che, certamente Israele non ha pianificato il tutto, ma che a Netanyahu era indispensabile il “casus belli” per procedere al sognato piano di espansione che è sotto i nostri occhi da tre anni e che intanto ha visto il sacrificio anche di milleduecento persone da una parte e 750.00 dall’altra. Hamas glielo ha servito su un piatto d’argento!

Per concludere, mentre il pogrom del ”7 ottobre” è stato un evento conchiuso con testimoni solo israeliani a cui è stato impedito dalle autorità del Governo Netanyahu di testimoniare davanti commissione internazionale, Il genocidio di Gaza non è un evento, bensì una cronaca quotidiana documentata e testimoniata da centinaia di persone al di sopra di ogni sospetto, giornalisti, Operatori Internazionali delle Ong, Operatori Sanitari e Pastori delle Chiese Cristiane della Terra Santa.

Ora a pochi giorni dalle elezioni in Israele, ecco un nuovo episodio che va a rinforzare il perenne senso di pericolo incombente in cui vive Israele e da cui attinge la certezza di impunità per ogni atto criminale (definito difensivo) che ritenga opportuno (i massacri a Gaza, le prepotenze in Cisgiordania, l’uso nazista dell’AI e così via. Ma non mi voglio dilungare oltre.

In questo preciso momento il governo Netanyahu deve affrontare più di un fronte: quello interno vista l’imminenza delle elezioni, quello esterno relativo al palese isolamento internazionale e quello ostile dell’Iran, Yemen potendo contare solo sull’aiuto diretto degli Usa e indiretto di alcuni governi europei deboli, equilibristi ed opportunisti, fra cui l’Italia.

In questo momento essendosi abbassato mortalmente il consenso era necessario creare il “caso” per ravvivare in primo luogo il consenso interno e poi l’appoggio anche solo morale dei “compiacenti” europei.

Chi ha avuto modo di leggere il resoconto del giornalista del Corriere della Sera Leonard Barberi si renderà conto che è una cronaca che non può derivare dalla sua personale esperienza in quanto non era a bordo, e anche se lo fosse stato la minuziosità della ricostruzione in certi tratti ha le sembianze di una storia romanzata. Ovviamente non metto in dubbio l’episodio dell’aggressione e ferimento del comandante (dato oggettivo), mentre quello che apre molti interrogativi sono i seguenti punti.

  • Come tutti sanno la porta della cabina dei piloti può essere aperta solo dall’interno.
  • Il Comandante gravemente ferito avrebbe avuto la forza di andare ad aprirla e contenere l’irruenza del secondo Pilota che sembra limitarsi ad un singolo colpo di accetta. Per portare il velivolo schiantarsi avrebbe richiesto solo un piccolo e ulteriore gesto di violenza che non c’è stato (stante la cronaca) verso il comandante. Perché?
  • Ai piloti era stato appena servito il pasto. La cronaca sottolinea che si è sentito il colpo della porta che si chiude (chi lo ha sentito e lo riferisce?). Perché questa sottolineatura? Essa può avere la sua importanza in un romanzo non nella minuziosa descrizione di un fatto tragico.
  • In quei momenti non ci sono stati testimoni. Nonostante ciò, continua il racconto di violenza ed eroismo fino all’aperture della porta che avvien quasi 10 minuti dopo e che consente l’intervento di un paio di passeggeri e poi dell’equipaggio a bordo di cui si pensa essere dell’Air Dubai, dovendo riportare indietro il velivolo.
  • Domanda dove erano le assistenti di volo a cui spetta la responsabilità non irrilevante di chiudere la porta?
  • Riporto solo per completezza la perplessità di tutti di come sia stato possibile che, addirittura in cabina, ci fosse un pilota notoriamente radicalizzato quando la sicurezza dei voli è un impegno maniacale per gli israeliani basti vedere le precauzioni negli aeroporti. Anche a Roma la El Al ha uno scalo dedicato con personale (anche italiano) meticolosamente selezionato. Pertanto, quel volo della Air Dubai poteva avere la stessa fisionomia di un volo di bandiera visto che a bordo c’erano 170 passeggeri tutti israeliani.

Per concludere anche in questo caso si è ripetuta la stessa superficialità del 7 ottobre. Poiché ho una stima infinita nella capacità e potenzialità dei Servizi Israeliani, va da sé che si ripropone lo stesso quesito (tutt’altro che complottista) visto che “sbagliare è umano ma perseverare è diabolico!”, in questo caso “repetita non juvant!”.