LA TENEREZZA: IL CUORE DIMENTICATO

da | Nov 20, 2025 | BLOG

LA TENEREZZA: IL CUORE DIMENTICATO

da | Nov 20, 2025 | BLOG

Nei tempi odierni il sentimento della “tenerezza” è particolarmente svilito. Nella migliore delle ipotesi, subisce una “gerarchizzazione” che lo pone nella parte bassa della scala sentimentale. Si arriva persino a pensare che l’amicizia sia superiore alla tenerezza. L’amicizia è forte, la tenerezza è “soft”. Non ne parliamo se poi la mettiamo in relazione con l’amore e la passione.

Il mio punto di vista è un altro. L’ipotesi che io avanzo, e che sottopongo in questo blog, è che la tenerezza è il sentimento più elevato che possa provare un essere umano nei confronti di un suo simile. È il più forte in assoluto, più della passione, più dell’amore, più dell’amicizia, più di tutto.

Cominciamo con il dire che l’amicizia è un sentimento fondato sulla nostra esigenza di “animali sociali”, si fonda sulla necessità di avere relazioni con un “tu”, che gratifichi la nostra sfera affettiva. L’esperienza dell’amicizia comincia da bambini. Dopo l’esperienza familiare il primo “tu” che appare fuori dalla famiglia è sicuramente l’amico o l’amica; in particolare l’amico o l’amica del cuore.

Ma poi crescendo iniziano le esperienze adolescenziali in cui s’incontra un tu speciale, anche se non definitivo. Passata l’adolescenza, iniziano le relazioni sentimentalmente “forti”.

In tutte le esperienze di questo genere non si fa alcuna fatica in quanto siamo tutti vocati all’amore, è la natura che ne costituisce il motore. Ma se è vero questo, siamo sicuri che lo stesso è per la tenerezza? Da ciò che si sperimenta assolutamente no!  La tenerezza non è una vocazione!

L’amore come bisogno salvaguarda l’umanità dalla sua estinzione, pesca nella filogenesi. La tenerezza non soggiace a questa esigenza.

La tenerezza non è una necessità, è un sentimento che è andato via via elaborandosi nel corso dei millenni e nel quale si riconoscono alcuni elementi fondamentali.

La tenerezza va distinta dal “tenerume”. Il tenerume è un termine che ha valenza dispregiativa e ha a che fare con una debolezza psicologica; è un atteggiamento falsamente amoroso che vuole nascondere insicurezza o instabilità nel rapporto dell’Io con l’alterità.

Il tenerume è tanto lontano dall’autentica tenerezza quanto dall’amore vero e da una visione nobile della sessualità.

Oggi sia il significato dell’amore che quello della tenerezza sono completamente distorti. Se l’amore presto si coniugherà con il desiderio sessuale, la tenerezza invece sarà intimamente legata all’esperienza “sensuale” della relazione sentimentale ad ampio spettro (de-libizzata), Ad esempio il darsi la mano, un abbraccio amicale sono un’espressione sublime dell’integrazione dei sentimenti nobili con la loro comunicazione non solo verbale che esprime un contatto significativo, già fondato su un sentimento forte.

La tenerezza non è obbligatoria e scontata, essa è qualcosa che deve essere ricercato e conquistato, oppure potrebbe non esserci per tutta la vita. Possiamo amare i figli, curarli, essere solleciti, ma nello stesso tempo essere in difficoltà nell’esprimere la tenerezza. Lo stesso a livello coniugale!

 

Allora cosa significa amore e cosa tenerezza? Molto spesso l’amore eccessivamente carnalizzato, mette in evidenza gravi lacune nella capacità di tenerezza.

Il mondo ha perso il senso della tenerezza, perché è sceso verso il basso. Ha perso la preziosità della sensualità e si è ossessivamente concentrato sulla sessualità.

A mio avviso la tenerezza è sovra-sessuale. Tutti possono essere teneri, a qualunque età, anche se bisogna riconoscere che le espressioni di tenerezza di un uomo sono diverse da quelle di una donna. Ciò avviene per un falso concetto di virilità! L’uomo fa fatica ad esprimere tenerezza, per un falso pudore virile.

Oggi purtroppo esiste un falso concetto di virilità e di femminilità: una distorsione concettuale alimentata dalla maliziosità dei media.

Gli occhi dell’uomo maturo e adulto (ma così anche della donna adulta e matura) non necessariamente sono gli occhi dell’esteta, possono essere gli occhi dell’amore, che hanno una loro oggettività. Ad esempio, dopo tanti anni di matrimonio, pur riconoscendo le imperfezioni fisiche dell’età, esse non interessano, è l’immagine olistica, globale, dell’altra che interessa e piace.

Ora veniamo ad una domanda cruciale: per essere teneri bisogna essere “sempre buoni”? Non direi, anzi. La tenerezza che perde il connotato della fermezza inevitabilmente scade nel tenerume, in special modo nel rapporto con i figli.

Altra domanda: che accade quando io offro tenerezza e non la ricevo? La mia risposta è la seguente: l’amore può essere interessato, perché tutti ne abbiamo bisogno, è un dono che segue il principio della reciprocità, la tenerezza è un gesto assolutamente gratuito! È una sorta di ascesi sentimentale che al pari dell’ascesi spirituale fa crescere quotidianamente l’intera persona.

 

Nell’enfatizzare il valore della sensualità rispetto alla sessualità mi viene spontaneo il rifarmi ad una icona speciale: il rapporto d’amore di una coppia di anziani.

I gesti di affetto delle persone anziane dopo tanti anni di matrimonio possono rappresentare il paradigma della tenerezza. Più che un’immagine di declino, a mio avviso, sono la cartina tornasole della loro forte passionalità nei tempi del vigore amoroso.

 

Mi preme, per concludere, offrire una notazione di carattere spirituale. Normalmente la conclamata definizione teologico-pastorale di Dio è che “Dio è amore”. Certamente è vero!

Ma alla luce di quanto ho detto, soprattutto a proposito della gratuità dei sentimenti di Dio per la sua creatura e per la dolce sua pedagogia fondata sulla misericordia possiamo dire senza essere tacciati di eresia che Dio è più di amore, “Dio è infinita tenerezza”.

 

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