E’ inutile tergiversare la situazione è sotto gli occhi tutti! Il mondo occidentale si sta progressivamente sgretolando come i giganteschi iceberg dell’artico che, a dispetto della loro imponenza, nascondono nelle loro viscere tante e tali invisibili crepature che in un istante mettono in discussione la loro poderosa solidità.
Ecco questa è la mia immagine della società occidentale, almeno per il momento. Non voglio essere tacciato di pessimismo, ma non posso non onorare la mia visione di ottimismo che chiamo “realista”. È mia opinione che non c’è peggior nemico per la sicurezza del singolo o della società che l’ottimismo “a basso costo”. Quest’ultimo serve solo ad alimentare pericolose illusioni dalle quali spesso ci si risveglia quando i giochi sono ormai fatti.
Ho scelto il titolo di questo blog parafrasando un fenomeno molto conosciuto e ancora coperto di mistero che sembra verificarsi solo in una zona geografica particolare: “il Triangolo delle Bermude”.
Le Bermude sono isole dell’atlantico settentrionale che costituiscono, insieme all’isola di Portorico e il sud della Florida, un triangolo ideale di circa un milione di chilometri quadrati. Da decenni in quest’aerea sembrano verificarsi misteriosi fenomeni che vanno dal disorientamento di aerei e navi fino addirittura alla loro scomparsa. Tutt’oggi ancora non se ne conosce l’origine e sono ancora oggetto di studio.
Vero o non vero si presta bene a descrivere quanto sta accadendo, non in una zona geografica, ma in un contesto geopolitico all’interno del quale le relazioni internazionali non hanno più una “navigazione” certa. In tempo reale le regole e gli accordi che hanno dato stabilità per decenni alle relazioni tra le nazioni non sono più valide, oppure sono valide per alcuni e per alcuni no, oppure sono valide oggi e non per domani e arbitrariamente cancellate.
Osservando attentamente quanto sta avvenendo in occidente dall’inizio del Terzo Millennio si va sempre più definendo e stabilizzando il confine di questo ideale Triangolo della Prepotenza. Esso è formato da: USA, Russia e Israele.
Ciò non vuol dire che anche altre realtà statuali non presentino lo stesso profilo, ma il loro peso, rispetto ai tre già citati, non è rilevante nell’essere generatrici di fenomeni geopolitici “estremi”, come i conflitti economici e guerre, in zone molto circoscritte.
Come nel Triangolo delle Bermude le nazioni al centro di questo Triangolo della Prepotenza (per prime le nazioni europee) subiscono i contraccolpi delle decisioni arbitrarie dei prepotenti che impongono regole nuove o le variano a loro piacimento, infrangendole poi sfacciatamente mediante giustificazioni ideologiche utilizzando la manipolazione, la menzogna e la mistificazione.
Le nazioni che sono al centro di questo triangolo cercano di sopravvivere talvolta costrette a rinunciare ai punti certi di ancoraggio dei propri valori, in primo luogo credere nello stato di diritto e nelle regole internazionali, ancora in vigore, e la necessità di difenderle in spirito di giustizia e verità. Invece, da quello che appare, impera il principio egoistico di chi annaspa tra i flutti: “ognuno per sè e Dio per tutti”. Non si accorgono (sic!) che così facendo offrono una pericolosa sponda ai prepotenti confidando in effimere ed illusorie alleanze in cui i rapporti di forza sono gli stessi tra un “nano e un gigante”. Chi si illude di avere voce in capitolo per le blandizie dei potenti si accorgerà, prima o poi, di non avere molti margini di manovra: dovrà prendere tutto il pacchetto giustificando la decisione politica al proprio popolo attraverso qualche funambolica spiegazione, oscurando la propria coscienza. Attraverso i meccanismi di difesa della negazione e della rimozione cercano di convicere(rsi) che i prepotenti non lo sono così tanto e che la decisione di stabilire con loro delle discutibili alleanze è la migliore per tutti e non è viltà.
Ma la cosa più drammatica è che in questo “ognuno per sé e Dio per tutti” dentro il Triangolo della Prepotenza, le singole nazioni cozzano l’una contro l’altra rimbalzando disordinatamente (come in un flipper) senza avere alcuna certezza di quale sarà la prossima direzione del rimbalzo.
Non ho voluto scientemente fare esempi concreti in quanto sono convinto che il lettore li saprà estrapolare da qualunque notiziario. I prepotenti impunemente e sotto gli occhi di tutti stanno facendo scempio delle regole spadroneggiando sul mondo avanzando discutibili diritti precostruiti a loro uso e consumo.
Qualcuno potrebbe obiettare sul perché non io abbia inserito anche regimi totalitari dell’Oriente, come ad esempio la Cina e la Corea del Nord. La risposta è molto semplice. Sono due realtà statuali che, pur avendo un ruolo nell’economia delle relazioni internazionali, non sono significative delle interazioni locali come quanto descritto e che ho globalmente definito “occidente”.
Per concludere, il marasma prodotto dalla nefasta e diabolica azione dei prepotenti sta amplificando, nelle evidenze fattuali, quella che qualche anno fa in un mio saggio ho definito “neo barbarie”[i]. Purtroppo, la barbarie si circoscrive in un momento storico ed è suscettibile di esaurirsi nel tempo per un positivo ritorno alla civiltà. Il “disumanesimo” invece è una devianza che diventa modus vivendi in cui la barbarie non viene più riconosciuta come tale e la prassi disumana viene spacciata per evoluzione, una trasformazione inevitabile a cui il genere umano si deve abituare. Il disumanesimo sta facendo vedere da qualche decennio i suoi effetti: le guerre senza onore combattute anche in forma fratricida, gli stermini giustificati da una realpolitik dove il dolore, la sofferenza, la paura degli uomini non ha più nessun valore.
Il processo psicologico che giustifica queste brutture, in chi le genera, in chi le subisce o giustifica, e in chi ne diventa complice, rientra con certezza nella patologia psichiatrica. In questo mare in tempesta al centro del Triangolo della Prepotenza, mentre i prepotenti guidano cinicamente i giochi, le comparse, si illudono di uscirne pulite. Attestandosi sul ruolo di vassallo, valvassore e valvassino, non fanno altro che convergere sull’unico stato sociale ammesso che, senza mezze parole, è una servitù in forma moderna dove tutti i sudditi combattono contro tutti per riuscire a diventare “schiavi liberti”.
[i] M.E. Luparia, “Quale uomo? Riflessioni sul dissolvimento dell’identità umana”, Lateran University Press, Città del Vaticano 2014.
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