UBI IUSTITIA! IBI PACEM!

da | Dic 13, 2025 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

UBI IUSTITIA! IBI PACEM!

da | Dic 13, 2025 | BLOG, BLOG ARCHIVIO

Con questo Blog si chiude la trilogia sulla relazione profonda che sussiste tra verità e giustizia, nonché tra giustizia e la pace.

Ormai credo si sia compreso che non si tratta di un esercizio di sterile semantica, bensì un invito alla riflessione profonda sul perché anche le più lodevoli intenzioni siano destinate a fallire talvolta addirittura inasprendo il conflitto piuttosto che risolverlo.

Visto le cruente vicende di questi ultimi decenni, tutto il mondo, animato da nobili e sinceri sentimenti, ancor più i cristiani, è accomunato in una corale preghiera per la pace. Figure di grande levatura morale compresi i nostri Santi Padri, i quali con sentimenti accorati hanno chiamato a raccolta i credenti, talvolta con una chiamata ecumenica, a pregare per la pace. Fin ad oggi questo appello sembra essere caduto nel vuoto e le forze del male e della violenza appaiono avere il sopravvento.  In questa situazione è facile cadere in due traporle mortali. La prima è lo sconforto e la perdita della fiducia nel Dio sovveniente al punto di sentirlo insensibile alla sofferenza dell’uomo; la seconda è la trappola del’ ideologia che porta allo schieramento intrappolando le menti e i cuori nella violenza di parte.

Poiché è lontano da me l’idea di un Dio inerte, che osserva le vicende umane con disattenzione e indifferenza, credo che ci sia qualche cosa nella richiesta che non va per il verso giusto. Mi chiedo? Come si può raggiungere la pace senza eleminare l’ingiustizia di fondo che la mina, indurendo i cuori di chi la soffre talvolta da anni?

Qui è là i Papi, e anche qualche autorevole intellettuale, hanno sottolineato l’importanza di soddisfare il bisogno di giustizia di molti popoli oppressi, ma non hanno evidenziato con significativa forza l’indispensabile propedeuticità del raggiungimento della giustizia quale aspetto dirimente la questione.

Il mondo moderno è talmente impregnato di ingiustizie che ogni buona intenzione per risolvere i vari problemi geopolitici è destinata a dissolversi come quando si scrive sulla superficie dell’acqua. L’ingiustizia della povertà, della sperequata ripartizione della ricchezza planetaria intrappolata nella maligna logica del profitto e della potenza dell’economia sull’essere umano.

L’uomo da produttore è diventato egli stesso prodotto. Merce che si compra e si vende. Certamente siamo lontani dai criteri medioevali, ma sembra che le cose non siano molto cambiate. Alla ripartizione di potere dell’antica aristocrazia è seguita la nuova aristocrazia generata dal connubio strettissimo tra ricchezza e conoscenza (know-how) in possesso di pochissimi. Non sono più i latifondi terrieri e del genio industriale, che solo un secolo fa erano la fonte di ricchezze inestimabili, ma il “latifondo” dell’invisibile ed eterea azione della manipolazione delle menti attraverso la perversa azione delle tecniche di comunicazione non più al servizio dell’uomo ma sull’uomo. Lo vediamo con l’evoluzione dell’informatica e dell’ultima sua frontiera: quella dell’IA.

Un latifondo ha un limite ed è legato anche a fattori legati all’imprevisto (eventi atmosferici, siccità e malattie), lo stesso vale per l’evoluzione industriale (crisi energetica ecc.), ma che ne è di questa visione “quantica” del terreno di coltura che sembra essere senza limiti? È inutile tergiversare: al potere illimitato risponde un’ingiustizia senza frontiere.

Se non si agisce alla radice non si troverà mai alcuna soluzione e la radice è l’ingiustizia determinata dalla smania di potere, economico, politico e militare che avrà sempre la meglio.

Lo spirito delle Beatitudini coglie la profondità dell’animo umano nel suo aspetto più virtuoso. Al “Beati i miti perché erediteranno la terra”, in cui è racchiusa una grande verità per cui i violenti sembrano destinati ad eliminarsi a vicenda (il pericolo della guerra nucleare), segue “Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia”.  La fame e sete della giustizia non va confusa con la mania del giustizialismo. Significa invece avere un cuore che è orientato ad amare il bene a cui la vera giustizia si ispira.

Questa logica vale anche per i macrosistemi sociali e per i conflitti geopolitici. Fare verità sul proprio agire e sulle sue conseguenze (talvolta inique), prepara la strada a prendere coscienza profonda sull’urgente necessità di cambiare rotta. Le guerre e le atrocità dell’uomo sull’uomo non nascono dal nulla. Non sono solo un’espressione della natura aggressiva insita nell’uomo, ma sono il risultato della perversione dei rapporti di cui l’ingiustizia è la massima espressione.  Sono tutte conseguenze di una causa scatenante, e una filiera di effetti di molteplice natura. Soffermarsi sugli effetti equivale a puntare l’attenzione su una perdita di acqua da un rubinetto, quando l’acquedotto è marcio.

Onorare la giustizia è nobile e risolutivo! È il passo fondamentale per raggiungere l’obiettivo a cui con sincerità moltissimi ambiscono e su cui tanti falliscono: la pace vera.  Questo passo iniziale è l’incipit per preparare il mondo e l’umanità ad un futuro veramente nuovo, basato sul rispetto, la solidarietà, la generosità e l’attenzione verso le vicende degli altri, siano singoli che collettività. La nostra preghiera diventerà così il punto di partenza e di arrivo per la soluzione del problema. In un mondo più giusto svaniranno i conflitti, poiché non ce ne sarà alcun bisogno.  All’uomo stolto e avido si sostituirà l’uomo saggio e virtuoso, vera risorsa per se stesso e per l’umanità.

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