“Dov’è la verità! Là si trova anche la giustizia!”. Ecco la traduzione letterale del tittolo che racchiude anche il senso profondo del concetto di giustizia. In altre parole, laddove non c’è piena verità non potrà mai esserci vera giustizia. Se da una parte è vero, guardando la scena da un’altra prospettiva la verità si presenta con molta chiarezza davanti agli occhi limpidi, diventa difficoltosa da percepire da uno sguardo torbido. Questo è il vero problema e non la banale scusante che i limiti dell’essere umano sono tanti e tali che nella migliore delle ipotesi ci si dovrà accontentare della verosimiglianza o a una verità artificiosamente ricostruita. In questo modo, inevitabilmente. la prima ad uscirne con le ossa rotte è proprio la giustizia, vero punto di forza dell’uomo civilizzato, strumento fondamentale per la gestione delle norme e del sano potere. Lo sanno molto bene i cultori della giurisprudenza che fanno dell’amministrazione della giustizia il punto di forza e di servizio nelle comunità. Nelle aule dei tribunali ove trionfa in bella vista la scritta “La giustizia è uguale per tutti”, parole dall’incontestabile ed elevatissimo valore etico, tutti sanno che quanto dichiarato non è pienamente vero in quanto schiacciato dai tanti “se e ma” asserviti alle finalità giudiziarie di chi difende, di chi accusa e di chi giudica. In tal modo il percorso giudiziario diventa molto liquido, al punto tale che la stessa giustizia potrebbe diventare iniqua e non rappresentare, come ci si aspetterebbe, il trionfo della verità. Anzi talvolta è esattamente il contrario.
Verità ontologica (ciò quella dei fatti reali) e verità processuale non sempre coincidono. Nei tribunali è quasi sempre la seconda ad avere il sopravento attirando l’attenzione dei patrocinatori che, tutt’altro che liberi, in fondo devono fare gli interessi dei propri assistiti. Il mio non vuole essere un giudizio di merito (d’altronde così è la vita!) ma semplicemente un’osservazione a riguardo del discorso in questione. Se la verità segue questo destino, diventando l’immagine di una scena come le macchie di una pelle di leopardo, di quale giustizia si può parlare?
Queste prime battute, mi auguro, siano sufficienti per ben rappresentare l’intimo legame che sussiste tra verità e giustizia, per cui non c’è giustizia senza verità e viceversa. Ferita una, ferita l’altra. La giustizia senza la verità è una illusione che fa dell’uomo e dell’umanità una caricatura di sé stessa, con la complicità di uomini dotti e sapienti (nel senso del sapere) vittime di certezze effimere capaci solo di placare le coscienze a fronte di scie di dolore generate nei singoli e nelle collettività come vediamo oggigiorno.
Proprio in questi giorni Papa Leone ha ribadito un concetto che si lega intimamente a quanto sto descrivendo. Accogliendo le credenziali dei nuovi Ambasciatorii presso la Santa Sede provenienti dai vari continenti, ha affermato con forza cha la Chiesa non tacerà più di fronte alle ingiustizie e alle azioni disumane che da esse derivano. La posizione della Chiesa è stata sempre distante dalle alchimie processuali assumendo il primato della verità ontologica rispetto a quella processuale. La malizia delle aule di tribunale non si confà alla missione della Chiesa di orientare l’umanità verso il fare piena verità su di sé. Non c’è una piena conversione del singolo e cambio di rotta delle comunità se, a partire dal conoscere sè stesso” non si arriva al coraggio di dire “pane al pane e vino al vino”. In fondo non è questa la testimonianza dei martiri?
La posizione del Santo Padre è di grande consolazione per un Popolo di Dio confuso e frastornato da milioni di menzogne di cui viene fatto oggetto. In questa atmosfera tossica credenti si scagliano contro credenti. Si affrontano sanguinosamente e senza misericordia fondando lo scontro su ideologie artificiosamente create e maliziosamente diffuse spacciate per verità utili solo per placare la coscienza.
L’apertura al mistero di un vero credente impone uno sguardo anche alla compromissione spirituale dell’umanità. Come esiste il bene, esiste anche il male con le sue strategie. Mai come in questo tempo la menzogna è l’arma preferita del maligno. Con la potenza dei media (e ora della AI) non essendoci più alcuna certezza su cosa sia vero e cosa non lo è, il nemico riesce a mietere un numero enorme di vittime facendo strage di anime e di coscienze. La malefica azione è talmente sottile e subdola che gli consente di non agire direttamente, ma di condurre i fratelli a massacrarsi tra loro alimentando l’odio e le stesse menzogne che lo generano.
In questo tempo drammatico la Chiesa di Cristo non può esimersi dall’onorare il mandato evangelico di contribuire a purificare il cuore dell’uomo aiutandolo, con l’esempio e la testimonianza dei suoi Pastori, a liberarsi dai compromessi diplomatici e dall’attrazione degli sterili equilibrismi. Rifiutare la liquidità del cammino di fronte agli ostacoli significa coraggiosamente indicare la strada certa verso Colui che è la “Via, la VERITA’ la Vita”.
Affrontando la storia di oggi, con i suoi cataclismi geopolitici o con i micro-drammi familiari, ci troviamo davanti decine e decine di occasioni per onorare il mandato delle Beatitudini: “Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati”. Questa è la certezza, l’unica strada per far sì che la giustizia e la verità, pienamente onorate, diventino luce e speranza per una nuova umanità capace di liberare il cuore dai legacci della malvagità e rivolgersi con cuore puro e riconoscente al suo Creatore.
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